Il gatto in arte

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5 Carl Kahler (1855-1906) Gli amanti di mia moglieIl gatto dall’antica personalità enigmatica, sinuoso ed elegante, col suo spirito selvatico, fu adorato dagli antichi egizi e odiato nel medioevo, si riscatta oggi simboleggiando indipendenza e tenerezza, divenendo il re del mondo social, non poteva non ispirare tantissimi pittori e scultori di tutto il mondo e di tutte le epoche.

 

Le prime rappresentazioni del gatto in arte sono quelle dell’antico Egitto, divinizzato, vi era anche la dea Bastet, raffigurata o con sembianze femminili e testa di gatto o direttamente come una gatta.

 

I Greci furono i primi ad importare il gatto dall’Egitto, mentre i romani lo fecero scendere dall’Olimpo per sfruttare la sua grande caratteristica di cacciatore come si vede dal mosaico ritrovato nella casa del Fauno a Pompei.

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Nel medioevo invece i gatti furono temuti e odiati, demonizzati dalla Chiesa cattolica, si credeva fossero degli inviati del demonio, soprattutto se neri, erano considerati animali satanici al servizio di streghe, fu un periodo di persecuzione e tremendi di atti di crudeltà nei loro confronti.
Simboleggiava l’inganno ed il peccato come raffigura Domenico Ghirlandaio nel Cenacolo di San Marco nel quale il gatto è raffigurato dietro Giuda; Tintoretto nell’Ultima Cena dove il gatto è incuriosito dal cesto; Albrecht Dürer nell’incisione del Peccato originale; Hieronymus Bosch nel Trittico del Giardino delle Delizie, lo rappresenta nell’Eden mentre cattura un rettile.

 

Durante il rinascimento il gatto riacquista la sua dignità come animale da compagnia, anche Leonardo da Vinci dedicò parte dei suoi studi al comportamento dei gatti, infatti ha rappresentato il gatto in tutte le sue movenze ed espressioni definendolo un capolavoro della natura. Nel 1500 lo ritroviamo inserito nell’ambiente domestico, anche Girolamo Romanino li rappresenta nell’ Ultima cena del 1513; ricordiamo anche Giuliano Romano con Madonna della gatta, 1523; Bacchiacca con Donna con gatto, 1525; Lorenzo Lotto nell’ Annunciazione dell’arcangelo Gabriele del 1534, dove il gatto fugge a nascondersi, il che simboleggia la sconfitta del male; Otto Vaenius con Artist with his Family, 1584 e Judith Leyster con Due bambini con un gatto, 1629; Federico Barocci con Madonna della gatta, 1598.

 

Il Settecento è in tutta Europa un secolo di profonde trasformazioni in campo politico, sociale e culturale, influenzato anche dall’Illuminismo, ed il gatto compare nelle nature morte di J.B. Chardin dove viene evidenziata la golosità e l’opportunismo; William Hogarth dipinge una scenetta domestica in cui un vispo micetto tende un agguato all’uccellino in gabbia; Francisco Goya con Don Manuel Osorio Manrique De Zuniga, 1790.

 

Nell’Ottocento aumenta l’interesse per i gatti, la sua sensualità sarà al centro della pittura degli impressionisti come Renoir con La bambina col gatto; Manet con l’opera Olympia dove una prostituta è raffigurata accanto al gatto; Burton Barber, il massimo pittore di bambini con cagnolini e gattini, 1833; Théophile-Alexandre Steinlen con il suo famoso Chat noire che, nel 1896, pubblicizzava il cabaret parigino del Gatto Nero e la sua tournée; Carl Kahler con Gli amanti di mia moglie; senza dimenticare i gatti del giapponese Utagawa Kuniyoshi.

 

Il novecento lo conosciamo bene, il gatto e totalmente riabilitato e coccolato e rappresentato in tutti i suoi aspetti. Voglio citare Franz Marc con Gatto che dorme sul cuscina (1911); Marc Chagall con Parigi attraverso la finestra, 1913; Paul Klee con Gatto e uccello, 1928; E. L. Kirchner con Gatto nero, 1926; Balthus con The King of Cats (1935); Pablo Picasso con Uccello ferito e gatto (1938); Frida Kahlo con Self portrait with Thorn Necklace and Hummingbird, 1940; David Hockney con Mr and Mrs Clark and Percy, 1970-71; Joan Brown con Self Portrait with Donald, 1982; Andy Warhol con Il gatto Sam, che nella sua casa di New York aveva ben 25 gatti, tutti di nome Sam; e poi abbiamo Walter Chandoha, il sommo fotografo dei gatti.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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