Nick Hornby – Tutta un’ altra musica

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Tutta un’altra musica è il nuovo romanzo di Nick Hornby, pubblicato nel 2009, si snoda sotto il binomio amore e musica, ma coglie anche in modo inatteso, originale, il tema della creatività e dei suoi alti e bassi, incarnato da questo ex musicista squattrinato in perpetua crisi, titanico esempio di fallito sentimentale.

“Annie stava con Duncan da quasi quindici anni e aveva dovuto accettare Tucker Crowe fin dall’inizio, come una menomazione. Inizialmente la patologia non gli aveva impedito di condurre una vita normale; sì, d’accordo, su Tucker aveva scritto un libro, ancora inedito, e aveva tenuto lezioni, aveva collaborato a un documentario radiofonico per la BBC e organizzato convegni, ma a Annie tutte queste attività erano sempre sembrate in un certo senso episodi isolati, attacchi sporadici. Poi era arrivato Internet e tutto era cambiato…”

Ci sono coppie in perenne calma piatta. Annie e Duncan lo sanno bene. Convivono da quindici anni a Gooleness, torpida cittadina inglese sul mare, e la loro esistenza è scandita da qualche lettura in comune, l’uscita di un nuovo film, ogni tanto un concerto a Londra. Non hanno figli e nemmeno rischiano di averne, vista l’evanescenza della loro vita sessuale. Ma da un po’ di tempo Annie prova un impellente desiderio di maternità, mentre Duncan non fa che coltivare la sua unica, ossessiva passione: Tucker Crowe, cantante cult americano sparito dalla scena musicale intorno alla metà degli anni Ottanta. La venerazione per Tucker, condivisa via Internet da qualche centinaio di adepti sparsi per il mondo, assorbe ogni istante delle sue giornate; e Annie comincia a chiedersi che senso abbia continuare una relazione che forse è stata solo una perdita di tempo. In questa quiete inamovibile, a Duncan arriva per posta una versione inedita dell’album più famoso di Tucker. È la scintilla che innesca una serie di eventi inaspettati, che porterà l’insoddisfatta Annie a conoscere Tucker in persona…

Questo scrittore ha il pregio di inventare sempre storie molto originali, così da tenerti incollata alle pagine come fosse un thriller, ti fa emozionare ed immedesimare, ma questa volta tutto è troppo fantasioso ed irreale e porta il lettore a diminuire il coinvolgimento, anche se la prima parte è molto avvincente toccando tasti come le relazioni umane. Detto questo lo considero comunque un buon libro, ma che sconsiglierei a chi non ha letto già qualcos’altro di Hornby, insomma non inizierei con questo.

Avevano viaggiato dall’Inghilterra a Minneapolis per visitare dei gabinetti. Annie intuì questa semplice verità solo quando furono lì dentro: a parte qualche graffito alle pareti che alludeva vagamente all’importanza dei gabinetti nella storia della musica, era un posto umido, buio, maleodorante e tutt’altro che straordinario. Gli americani erano bravissimi a sfruttare il loro patrimonio culturale, ma da quel posto nemmeno loro avrebbero saputo cavare granché.
«Hai portato la macchina fotografica, Annie?» chiese Duncan.
«Sì, ma cosa vorresti fotografare?»
«Be’, sai…»
«No che non lo so.»
«Be’… i gabinetti.»
«Che cosa, i…? Come si chiamano quegli affari lì?»
«Gli orinatoi. Sì.»
«Vuoi esserci anche tu, nella foto?»
«Magari fingo di fare pipì?»
«Se vuoi.»
Così Duncan si mise di fronte all’orinatoio centrale, con la mano disposta in modo convincente davanti a sé, e si girò per rivolgere a Annie un sorriso da sopra la spalla.
«Fatta?»
«Non so se il flash ha funzionato.»
«Fanne un’altra. Dopo tanta strada sarebbe stupido avere una foto riuscita male.»
Stavolta Duncan si mise dentro un loculo, con la porta aperta. Lì, chissà perché, c’era più luce. Annie scattò la miglior foto che ci si potesse ragionevolmente aspettare di fare a un uomo al gabinetto. Quando Duncan si spostò, Annie si accorse che quel water, come più o meno tutti gli altri water che aveva visto nei locali rock, era intasato.
«Sbrigati» disse Annie. «Quello là non voleva nemmeno farmi entrare.»
Era vero. Sulle prime il tizio dietro il bancone aveva sospettato che cercassero un posto in cui bucarsi o fare sesso.
Ma poi doveva aver concluso, offensivamente, che non erano in grado di fare né l’una né l’altra cosa.
Duncan diede un’ultima occhiata e scosse la testa. «Magari i gabinetti parlassero, eh?»
Annie era contenta che quei gabinetti non parlassero.
Duncan avrebbe voluto chiacchierare con loro tutta la notte.
Siccome la musica di Tucker Crowe è sconosciuta ai più, e ancor più sconosciuti sono alcuni dei momenti più oscuri della sua carriera, varrà forse la pena di ripetere qui la storia di quanto poteva essergli successo o non essergli successo nei gabinetti del Pits Club. Crowe era a Minneapolis per un concerto ed era andato al Pits ad ascoltare una band locale, i Napoleon Solos, di cui aveva sentito parlar bene. (Alcuni dei collezionisti più sfegatati dei dischi di Crowe, tra cui Duncan, possiedono una copia dell’unico album mai uscito di questa band locale, The Napoleon Solos Sing Their Songs and Play Their Guitars.) A metà concerto Tucker andò in bagno.
Nessuno sa che cosa successe lì dentro, ma quando ne uscì tornò subito in albergo e telefonò al suo agente per disdire le tappe rimanenti del tour. La mattina dopo ebbe inizio quello che ormai dobbiamo considerare il suo ritiro dalle scene. Era il giugno del 1986. Da allora non si è più saputo niente di lui, – niente più registrazioni, niente più concerti, niente più interviste. Per chi, come Duncan e un paio di migliaia di altre persone nel mondo, ama Tucker Crowe, quei gabinetti avrebbero di che render conto. E poiché, come Duncan aveva giustamente osservato, i gabinetti non parlano, i fans di Crowe dovranno parlare in vece loro. Alcuni sostengono che lì dentro Tucker abbia visto Dio, o uno dei Suoi rappresentanti; altri che abbia avuto un’esperienza di premorte dopo un’overdose. Secondo una terza scuola di pensiero, Tucker avrebbe sorpreso la sua ragazza che faceva sesso lì dentro con il suo bassista, anche se a detta di Annie si tratta di una teoria un po’ fantasiosa. È davvero possibile che vedere una donna scopare con un musicista in un gabinetto induca a ventidue anni di silenzio?
Forse sì. Forse Annie non aveva mai provato una passione tanto intensa. Comunque sia. Una sola cosa vi serve sapere: nella stanza più piccola di un piccolo locale successe qualcosa di importante, un fatto capace di rivoluzionare una vita.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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