Fabio Volo – E’ una vita che ti aspetto

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Nel 2003 Fabio Volo pubblica il suo secondo libro “E’ una vita che ti aspetto”. Un ragazzo di oggi, con un lavoro stressante, storie di sesso con ragazze diverse, la difficoltà di comunicazione con i genitori, il rito delle canne e il mito dell’amicizia, quella vera. E che un giorno decide finalmente che così non va. E, con una buona dose di coraggio e tanta autoironia, affronta la depressione, l’ipocondria, il torpore esistenziale.

“La vita la incontravo solo nei fine settimana. I lunedì, infatti, li odiavo perché erano lontani dalla fine. Che schifo! Speravo che il tempo passasse velocemente. Proprio come un carcerato. Mentre se fossi stato una persona sana, avrei dovuto vivere sperando che il tempo passasse lentamente e mi facesse invecchiare il più tardi possibile.”

Questo libro parla di Francesco, che non era felice e invece poi sì. Il percorso di Francesco è quello di molti ragazzi d’oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, con un lavoro stressante, storie di sesso con ragazze diverse, la difficoltà di comunicazione con i genitori, il rito delle canne e il mito dell’amicizia, quella vera. E che un giorno decide finalmente che così non va. E, con una buona dose di coraggio e tanta autoironia, affronta la depressione, l’ipocondria, il torpore esistenziale. Come? Chiedetelo a Francesco. E a Ilaria. Perché in questa storia c’è anche un lieto fine…

“Le donne sono come i fiori: se cerchi di aprirli con la forza, i petali ti restano in mano e il fiore muore. Perché solamente con il calore si schiudono. E l’amore e la tenerezza insieme sono il sole per una donna. Avrei dovuto semplicemente amarla. Poi sarebbe stato tutto naturale. Perché una donna, quando si sente amata, si apre e dà tutto il suo mondo.”

Il libro non mi ha colpita particolarmente, ho fatto fatica a finirlo, un po’ lento anche se fa riflettere.

E’ una vita che ti aspetto 600Che freddo. Sono raffreddato. Del resto lo sapevo.
Si è fermata da me per la notte, e ho voluto dormire nudo, perché mettere la maglietta mi sembrava poco macho. Pensare che lo so che se non mi metto la magliettina poi prendo freddo. Ma a volte mi piace fare il figo, mi piace fingere di essere quello che non sono. Faccio il duro a torso nudo e la mattina dico: «Babba bia che freddo». Ma mi sa che questa è stata l’ultima volta.
Qualcosa è cambiato.
Mi sa che l’amo. Mi sa che per la prima volta sono innamorato. Intendo dire innamorato veramente.
L’ho pensato perché ieri sera dopo aver fatto l’amore ho dormito dalla parte umida del letto, dove lo avevamo fatto. Secondo me se dopo averla amata le ho lasciato la parte asciutta, be’… questo è amore.
Mi sono svegliato con un braccio fuori dalle coperte: era praticamente congelato. Lei se n’era già andata a lavorare. Me lo sono toccato (il braccio) con l’altra mano per cercare di riattivare la circolazione, o perlomeno per riscaldarlo e restituirgli una temperatura da essere umano vivo.
Metaforicamente ho fatto al braccio quello che nell’ultimo periodo ho fatto alla mia vita: l’ho ripassata tutta con una mano invisibile e l’ho accarezzata cercando di restituirle una temperatura da essere umano vivo.
Ora sto bene. Posso dirlo senza paura, sto proprio bene.
Nella mia vita ora circola calore. Sono vivo. Sono felice.
Vado in cucina a fare colazione e trovo la moka sul fornello, e appiccicato sopra un post-it giallo con scritto: “Il caffè è pronto, devi solo accendere”.
Mi siedo e rimango a guardare il bigliettino e la moka. Tutto è così semplice, e il suo gesto mi commuove. Aspetto ancora un attimo, mi godo questo momento e poi accendo. Dopo qualche minuto la cucina si riempie di profumo. Profumo di caffè. Quanto mi piace. Soprattutto la mattina. E io lo respiro, respiro il caffè, respiro la vita, ultimamente così diversa, delicata, fragile, limpida, armoniosa. E intanto mi sento potente. Potente e felice come Dio.
Accendo lo stereo e metto, per una mattina così meravigliosa, «Way to Blue. An Introduction to Nick Drake». Un album che rispecchia il mio stato d’animo, la mia situazione.
La musica e il profumo di caffè si abbracciano nell’aria e danzano per me.
E io vorrei gridare: “Sono un uomo felice, grazie!”.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

1 commento

  1. A me è piaciuto molto….trovato , per caso, come l’ho iniziato, poi non ho smesso fino alla fine…
    un libro da leggere piano…per goderne ogni pagina…
    grazie Galatea…
    dandelìon

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