Michael Connelly – Vuoto di Luna

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Vuoto di luna è un romanzo thriller di Michael Connelly, pubblicato nel 2000.

“Riconobbe subito la voce. Fece una pausa e sentì un gelo scorrerle lungo la schiena. Premette il pulsante di attesa, mentre un’eccitazione quasi palpabile le colmava il petto.”

Un vuoto di luna è un momento astrologico in cui la luna passa da un segno zodiacale all’altro e si trova senza una casa di appartenenza. Qualcuno ritiene che questi momenti portino molta sfortuna…
Cassie Black ha trentadue anni: gli ultimi sei anni li ha passati in galera dopo un colpo in un casinò di Las Vegas in cui ha perso la vita Max, il suo grande amore, specializzato come lei nello svaligiare i “pollastri” delle loro vincite.
Ora è in libertà vigilata e lavora. Sei anni prima ha dovuto rinunciare a sua figlia, che è stata data in adozione, ma il pensiero della bambina la perseguita e Cassie non si arrende all’idea di averla perduta. Soprattutto adesso che, con il trasferimento della famiglia adottiva, teme di vederla sparire per sempre. Cassie sa cosa deve fare, ma per farlo ha bisogno di soldi…

“Il frastuono del casinò si diffondeva tutt’intorno, eppure sembrava che la frenesia del gioco non riuscisse a scalfire il loro mondo.
Lei interruppe il contatto tra i loro occhi per volgere lo sguardo verso il tavolino. Sollevò il bicchiere: ormai non conteneva che alcuni cubetti di ghiaccio e una ciliegina, ma non le importava. Anche lui sollevò il suo, in cui restava un’ultima sorsata di birra schiumosa.
“Alla fine” disse lei.
Lui sorrise e annuì. La amava, e lei lo sapeva.”

Un romanzo avvincente di Connelly, per una volta centrato sulla storia della ladra e non delle forze dell’ordine, che lo rende particolare.
Una serie di inganni e qualche doppiogioco vi porteranno a leggere questo giallo tutto d’un fiato.

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La casa sulla Lookout Mountain Road era un po’ discosta dalla strada, rannicchiata contro la ripida parete del canyon. Davanti all’abitazione si stendeva un lungo prato verde che spaziava dall’ampio portico dell’ingresso fino alla palizzata bianca che costeggiava la strada. Non era frequente vedere un prato così ampio e ben curato nel Laurel Canyon. Quel prato era certamente il punto di forza per la vendita della proprietà.
Nell’inserto immobiliare del Los Angeles Times era indicato il giorno in cui si poteva prendere visione della proprietà: le visite sarebbero iniziate alle due del pomeriggio per proseguire fino alle cinque. Cassie Black accostò al marciapiede con dieci minuti di anticipo sull’orario di inizio: nessuna macchina sul vialetto, nessun segno di attività in casa. Non vide neppure la Volvo bianca che apparteneva ai proprietari, di solito parcheggiata fuori. Non poteva sapere dove fosse l’altra auto, la BMW nera, poiché il garage sul lato della casa era chiuso. Comunque, l’assenza della Volvo la convinse che i proprietari avevano preferito andarsene per evitare la confusione. Meglio così. Cassie non era in grado di prevedere le sue reazioni se li avesse incontrati con la bambina.
Rimase seduta nella Boxster fino alle due in punto, quando cominciò a preoccuparsi. Pensò di avere sbagliato ad annotare gli orari oppure, peggio ancora, immaginò che la casa fosse già stata venduta e ogni ulteriore visita annullata. Aprì l’inserto immobiliare appoggiato sul sedile accanto e controllò di nuovo l’annuncio. Non si era sbagliata. Osservò il cartello IN VENDITA sul prato e si assicurò che il nome dell’agenzia coincidesse con quello sull’annuncio. Tutto a posto. Prese il cellulare dallo zainetto e cercò di chiamare l’agenzia immobiliare, ma non riuscì a stabilire il collegamento. Il fatto non la sorprese: dal Laurel Canyon era quasi impossibile contattare con un cellulare i quartieri collinari di Los Angeles.
Cercando di tenere a freno l’ansia, osservò la casa. Stando all’annuncio sul giornale era una villa con veranda in stile California Craftsman, costruita nel 1931. A differenza delle abitazioni più recenti, non solo era più arretrata rispetto alla strada, a ridosso della collina, ma pareva anche possedere una personalità più decisa. Era più piccola delle altre case: evidentemente l’architetto aveva preferito valorizzare l’ampio prato e gli spazi all’aperto della proprietà.
La villa aveva un lungo tetto grigio spiovente, dove si affacciavano le due finestre della mansarda. Cassie sapeva che una finestra corrispondeva alla camera da letto della coppia e l’altra alla camera della bambina. I muri laterali erano color ruggine. Un’ampia veranda correva lungo tutta la facciata: l’ingresso era una porta-finestra a vetri. Contrariamente al solito, le veneziane erano alzate e Cassie riusciva a scorgere l’interno del soggiorno. Una delle luci era accesa.
Il giardino davanti alla casa era chiaramente destinato alla bambina. Era curatissimo, con l’erba perfettamente tagliata. Sul lato sinistro era installato un piccolo parco giochi, con un’altalena di legno e altri attrezzi. Cassie sapeva che la piccola preferiva dondolarsi sull’altalena guardando verso la strada. Aveva riflettuto spesso sulla cosa, chiedendosi se quell’abitudine fosse un indizio per capire la personalità della bambina.
L’altalena pendeva immobile. Cassie vide un pallone e un carrettino rosso abbandonati sull’erba. Forse il prato era uno dei motivi del trasferimento della famiglia. Anche se Laurel Canyon era una zona abbastanza tranquilla, in nessun quartiere era consigliabile far giocare i propri figli in un giardino vicino alla strada.
Cassie abbassò gli occhi e rilesse l’inserzione.

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2 camere da letto, doppi servizi, soggiorno spazioso, grande prato.
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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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