Anne Rice – La regina dei dannati

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La regina dei dannati è un romanzo gotico scritto da Anne Rice, il terzo libro della saga Cronache dei vampiri di Anne Rice, pubblicato nel 1988. Suspense, orrore, ironia e tocchi di erotismo si fondono in una lettura appassionante, in cui molte sono le voci narranti, ma su tutte, cristallina e incantatrice, si impone quella di Lestat, infatti la narrazione è affidata ancora una volta al vampiro Lestat e vengono ripresi i fatti già narrati in “Scelti dalle tenebre“.

“Non siamo angeli, Akasha.
Non siamo dèi.
Molti di noi aspirano a essere umani.
Per noi, è appunto l’umano a essere diventato mito.”

Da 6000 anni di tenebrosa immobilità, Akasha e Enkil, i progenitori di tutti i vampiri e sovrani dei dannati, dormono un sonno profondissimo, una sorte di vita sospesa tra la vita e la morte, pietrificati come statue dalla loro stessa antichità e custoditi con infinita devozione da Marius, saggio e magnanimo succhiasangue dell’antica Roma.
Qualcuno ha vegliato su di loro per tutti questi secoli, perché, se uno di loro dovesse morire, tutti i vampiri della terra scomparirebbero. Ma ora Lestat, il vampiro divenuto una famosa rockstar degli anni ’80, ha risvegliato Akasha, già sovrana della valle del sacro Nilo, madre di tutti i vampiri e Regina dei Dannati, pronta a realizzare il suo sogno di dominio assoluto sugli uomini e sui vampiri al fianco di Lestat di cui è perdutamente innamorata.
Toccherà al vampiro Lestat, demone senza età che ammalia i mortali sotto le spoglie di una rock star, contrastare i poteri che obbediscono ad Akasha. Lui ha osato sfidarla, risvegliandola da un sonno immemore e svelandone il segreto nelle sue canzoni, lui dovrà sconfiggerla, prima che sia troppo tardi.
Solo le due gemelle vampire dai capelli di fuoco potranno salvare il mondo e sopraffare la potente e sanguinaria sovrana.

Inizia con le parole di Lestat che cerca di spiegare le sue motivazioni per tutto quello che aveva causato la sua irrefrenabile voglia di essere al centro mondo e della sua grande vanità.

“Io sono il vampiro Lestat. Vi ricordate di me? Il vampiro che è diventato una superstar del rock, quello che ha scritto l’autobiografia. Quello con i capelli biondi e gli occhi di ghiaccio e il desiderio insaziabile di non essere più invisibile e di raggiungere la fama. Ricordate? Volevo essere un simbolo del male in un secolo sfolgorante dove non c’era posto per il puro male quale io sono. Avevo addirittura creduto di poter fare un po’ di bene in questo modo… impersonando il diavolo su un palcoscenico dipinto.”

Nel 2002 dalla storia è stato tratto il film “La regina dei dannati“, diretto da Michael Rymer, ma a parte il titolo ed i nomi dei personaggi non c’entra proprio nulla con il libro.
Risvegliatosi da un sonno millenario, il leggendario vampiro Lestat non vuole più essere confinato nelle tenebre. Per questo, nascondendo la sua vera identità, è divenuto una rock star di successo. La sua musica, ascoltata in tutto il mondo, raggiunge anche una cripta sotto i ghiacci dove, da tempo immemore, riposa la regina Akasha. Madre di tutti i vampiri, Akasha aspettava il momento propizio per ridestarsi e conquistare il mondo.

 

Ero sulla buona strada quando ci siamo parlati l’ultima volta. Avevo appena debuttato a San Francisco, in un concerto dal vivo, il primo per me e per il mio complesso di mortali. Il nostro album era stato un trionfo. La mia autobiografìa aveva un discreto successo tra i morti e i non morti.
Quando accadde qualcosa di assolutamente imprevisto. Ecco, almeno io non l’avevo previsto affatto. E quando vi ho lasciati, ero per così dire appeso sul ciglio del proverbiale abisso.
Bene, ora è finito tutto… quello che ne seguì. Sono sopravvissuto, evidentemente. Altrimenti non starei qui a parlare con voi. E su questa storia si è posata la polvere cosmica; il piccolo strappo nel tessuto delle credenze razionali del mondo è stato rammendato o almeno chiuso.
A causa di tutto questo io sono diventato più triste e un po’ più cinico, ma anche più coscienzioso. E sono infinitamente più potente, anche se l’umano che è in me è più vicino che mai alla superfìcie: un essere angosciato e affamato che ama e detesta l’invincibile involucro immortale in cui è racchiuso.
La sete di sangue? Insaziabile, anche se fisicamente non ho mai avuto bisogno del sangue meno di adesso. Forse potrei farne a meno, ormai. Ma il desiderio che provo per tutto ciò che cammina mi dice che non avrò mai modo di farne la prova.
Sapete, non lo facevo per il solo bisogno del sangue, anche se il sangue è quanto di più sensuale una creatura possa desiderare; è l’intimità del momento… bere, uccidere… la grande danza cuore a cuore che avviene quando la vittima s’indebolisce e io mi sento espandere, assimilo la morte che, per una frazione di secondo, sfolgora immensa come la vita.
Per quanto tutto ciò sia ingannevole. La morte non può essere grande quanto la vita. È per questo che continuo a impossessarmi delle vite altrui, no? Sono lontano dalla salvezza, ora, per quanto è possibile esserlo. Il fatto di saperlo serve soltanto a peggiorare la realtà.
Naturalmente, riesco tuttora a passare per umano. Tutti noi ci riusciamo, in un modo o nell’altro, indipendentemente dalla nostra età. Colletto rialzato, cappello ben calato, occhiali scuri, mani in tasca… di solito è sufficiente. Mi piacciono i giubbotti di pelle attillati e i jeans aderenti, per il mio attuale travestimento, e un paio di semplici stivaletti neri adatti per camminare su qualunque terreno. Ma ogni tanto indosso le sete sgargianti preferite dalla gente in questi climi meridionali dove ora risiedo.
Se qualcuno mi guarda troppo attentamente, subentra un pizzico di suggestione telepatica: ciò che vedi, è del tutto normale. Un bagliore del mio vecchio sorriso, con i canini facilmente nascosti, e il mortale prosegue per la sua strada.
Ogni tanto abbandono tutti i travestimenti; esco così come sono. Capelli lunghi, una giacca di velluto che mi ricorda i tempi andati e un paio di anelli con smeraldi alla mano destra. Cammino a passo svelto tra la folla nel centro di questa città del sud deliziosamente corrotta, oppure passeggio lentamente lungo le spiagge, nella brezza tiepida e sulla sabbia candida come luna.
Nessun essere vivente mi fìssa più a lungo d’un paio di secondi. Vi sono in noi troppe altre cose inesplicabili… orrori, minacce, misteri che vi attraggono e poi, inevitabilmente, vi disincantano. E tornate alla monotonia e al prevedibile. Il principe azzurro non verrà mai, e tutti lo sanno; e forse la Bella Addormentata è morta.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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