Anne Rice – Pandora

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Pandora è un romanzo gotico della scrittrice statunitense Anne Rice, primo della serie Nuove cronache dei vampiri, pubblicato nel 1998.
Il titolo è il nome della protagonista Pandora, che fu per un lungo periodo la compagna del vampiro Marius, creatore di Armand, personaggi che troviamo nella serie Cronache dei vampiri.
Pandora una dei pochi antichi rimasti dopo che la madre di tutti i vampiri Akasha si svegliò dal suo sonno eterno, annientando la maggior parte dei vampiri esistenti al mondo, lasciando in vita i più anziani e tutti quei vampiri che in un modo o nell’altro venivano amati da Lestat, di cui si era innamorata.

“Sto pensando alla tua richiesta di scrivere; forse otterrai qualcosa da me. Mentre fuori continua a cadere la pioggia e nel caffè imperversa un fasti-dioso chiacchiericcio, mi accorgo di cedere all’invito, quasi come cede a noi una delle nostre vittime. Mi scopro a pensare che forse tornare indietro con la memoria di duemila anni potrebbe non essere l’agonia che temevo, ma quasi un piacere, come l’atto stesso di bere il sangue.”

È il 1997 quando David Talbot si avvicina a Pandora, uno degli antichi vampiri rimasti sulla terra. La scorge su un ponte della Senna a Parigi, in una notte, proprio mentre Pandora ha appena ucciso una mortale. In quella notte David chiede a Pandora di scrivere la sua storia mortale, e il momento di come divenne vampiro, una storia d’amore e di orrore cominciata oltre duemila anni prima.
Figlia di un influente senatore romano dell’età augustea, Pandora, fanciulla coltissima e disinibita, a soli dieci anni fa innamorare perdutamente il biondo e misterioso Marius, la cui offerta di matrimonio viene però respinta dal padre. I due non si vedono più per molti anni, finché improvvisa giunge la catastrofe: accusati di congiurare contro l’imperatore Tiberio, il padre e i fratelli di Pandora sono trucidati. Fuggita ad Antiochia, Pandora cerca protezione nel Tempio di Iside, dove ritrova Marius, immutato nella bellezza e custode di un segreto spaventoso.

“Una notte vedrai ciò che io vidi quando per la prima volta arrivai ad Antiochia, prima che tu mi trovassi, prima di questa trasformazione che avrebbe dovuto spazzare via ogni cosa sul mio cammino. Vedrai un’oscurità, un’oscurità così assoluta che la natura non conoscerà mai sulla Terra, in nessun luogo, in nessuna epoca! Solo l’anima umana può conoscerla. Ed essa continua per sempre. Ed io prego che, quando alla fine non potrai più fuggirla, quando ti accorgerai che ti avvolge completamente, prego che la tua logica e la tua razionalità ti diano la forza di combatterla.”

Le recensioni sono molto contrastanti, il personaggio è interessante e si lega ad altri libri della collana scritta dalla stessa autrice. Anche se non mancano le descrizioni tipiche della Rice, questo romanzo sembra essere più scorrevole. Forse non sarà il migliore di questa autrice, ma è comunque da non perdere, specialmente per chi ha letto i precedenti libri, per ritrovare personaggi amati e scoprire altri tasselli delle loro vite.

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Non sono passati che venti minuti da quando mi hai lasciato in questo caffè, da quando alla tua richiesta ho risposto «no», che non avrei mai scritto per te la storia della mia vita mortale, di come diventai un vampiro… di come m’imbattei in Marius solo pochi anni dopo che lui aveva perso la sua vita umana.
E ora eccomi qui, con il tuo quaderno aperto, a usare una di quelle penne appuntite, con l’inchiostro eterno, che tu mi hai lasciato, a fremere della sensuale pressione del liquido nero su questa carta bianca, perfetta e costosa.
Era naturale, David, che tu mi lasciassi qualcosa di raffinato, una pagina invitante. Questo quaderno rilegato in pelle scura e lucida, decorato con un ricco disegno di rose, senza spine ma rigogliose di foglie, un disegno che in ultima analisi significa solo Disegno, ma rivela un’autorità. Ciò che è scritto sotto questa pesante e bella rilegatura avrà un valore, dice questa copertina. Le pagine spesse hanno righe azzurro chiaro… Sei così pratico, così premuroso e probabilmente sai che quasi mai misi penna su carta per scrivere qualcosa. Persino il rumore della penna ha il suo fascino, il graffio secco, così simile ai calami più fini dell’antica Roma, quando li accostavo al papiro per scrivere le lettere a mio padre, per scrivere nel diario i miei lamenti… Ah, quel suono! L’unica cosa che qui manca è l’odore dell’inchiostro, ma abbiamo la gradevole biro che non si esaurirà per interi volumi, riproducendo il segno nero, nitido e profondo che io sceglierò.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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