La vincitrice del Premio Nobel alla Letteratura 2026 è la poetessa canadese Anne Carson. L’Accademia Reale Svedese l’ha scelta “per la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea”.
Anne Carson è una delle figure più originali della letteratura contemporanea, poetessa, saggista, traduttrice e studiosa della cultura classica, ha costruito nel corso degli anni una scrittura difficile da inserire in una sola categoria, nella sua opera convivono poesia, prosa, teatro, traduzione, filosofia e filologia.
L’autrice canadese raccoglie il testimone dall’ungherese László Krasznahorkai, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2025, per il Canada è un momento storico, si tratta infatti del secondo Nobel per la Letteratura assegnato a un’autrice canadese, dopo quello conquistato da Alice Munro nel 2013. Con questo riconoscimento, Carson entra anche nella storia del Nobel al femminile, è infatti la 17ª donna a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura nelle 119 edizioni del prestigioso riconoscimento, un numero che racconta, ancora una volta, quanto sia stata lunga e difficile la strada delle scrittrici verso il più importante riconoscimento letterario internazionale.
Chi è Anne Carson, vincitrice del Premio Nobel alla Letteratura 2026
Anne Carson nasce a Toronto il 21 giugno 1950, ma la sua infanzia trascorre lontano dalla grande città, suo padre lavora come bancario e, per ragioni legate alla sua professione, la famiglia si trasferisce più volte, vivendo in diverse piccole città del Canada.
È proprio durante gli anni del liceo che Carson incontra per la prima volta l’antica Grecia, quel mondo destinato a diventare una parte fondamentale della sua vita. A farle scoprire il latino e, soprattutto, la lingua e la cultura greca è un insegnante che, intuendone la curiosità, decide anche di impartirle lezioni private.
Dopo il liceo si iscrive al St. Michael’s College dell’Università di Toronto, ma il percorso universitario non procede senza intoppi, interrompe gli studi per ben due volte, al termine del primo e del secondo anno. A metterla in difficoltà non è la mancanza di interesse per lo studio, ma la fatica ad accettare gli obblighi imposti dal percorso accademico, in particolare un corso obbligatorio dedicato a John Milton.
Per un breve periodo decide così di allontanarsi dall’università e si avvicina al mondo delle arti grafiche, ma la letteratura e il mondo classico continuano a esercitare su di lei un richiamo difficile da ignorare. Torna quindi all’Università di Toronto e completa il suo percorso accademico, consegue la laurea nel 1974, la laurea magistrale nel 1975 e il dottorato di ricerca nel 1981. La sua formazione prosegue anche in Scozia, all’Università di St Andrews, dove approfondisce lo studio della metrica e della filologia greca.
È un percorso tutt’altro che lineare, fatto di interruzioni, ritorni e passioni coltivate con ostinazione, tra i versi dell’antica Grecia trova una delle chiavi della sua futura scrittura e il suo modo di intendere la poesia come spazio di pensiero, ricerca e dialogo con il passato.
I libri di Anne Carson pubblicati in Italia
Autobiografia del rosso, pubblicato nel 1998, in Italia è pubblicato da La nave di Teseo, nel 2020 e tradotto da Sergio Claudio Perroni.
Un’avventura d’amore. Così l’autrice stessa definisce questo romanzo, in cui i frammenti di un antico poeta greco, Stesicoro, diventano la traccia per raccontare la moderna storia d’amore che lega un problematico ragazzo di quattordici anni, Gerione, a Eracle, bello e sfrontato, di poco più grande di lui, ma che già maneggia le affilate armi della seduzione. In un racconto di formazione di cui è protagonista un ragazzo diverso, la cui pelle e il cui stesso essere sono di colore rosso, costretto a tenere legate sulla schiena un paio di ingombranti e incongrue ali, Anne Carson traccia il percorso di una vita amorosa.
Giovane mostro rosso alato, Gerione prova a farsi spazio in un mondo che non è suo, si muove in una notte troppo nera e lì incontra Eracle, bello e sfrontato, di poco più grande, ma che già padroneggia le armi affilate della seduzione. Sarà lui ad accompagnarlo all’età adulta: Gerione conoscerà il sesso, il dolore, la fatica del cambiamento e la rabbia, il desiderio esasperato e la gelosia, tutte tappe di quel volo scomposto e incerto che è per ciascuno l’approssimazione all’amore.
Economia dell’imperduto, pubblicato nel 1999, in Italia pubblicato da Utopia Editore, nel 2020 e tradotto da Patrizio Ceccagnoli.
Le leggi del mondo, rigide ma sempre in equilibrio sulla precarietà della vita. L’oltre, incerto, che legittima l’uomo e lo sostanzia. Con la sua lingua preziosa e misurata, Anne Carson traccia un parallelismo tra le biografie di due poeti europei, il greco Simonide di Ceo e il romeno di origine ebraica Paul Celan. «Forse sono poeti quelli che sperperano ciò che i loro padri avrebbero risparmiato», scrive l’autrice.
Eppure Simonide è stato uno dei primi intellettuali a scrivere versi in cambio di denaro. E così Paul Celan, sopravvissuto all’Olocausto e cultore della memoria, che trascorre gli ultimi anni della vita in un regime capitalista di reificazione, in cui tutto ha il valore del proprio corrispettivo economico. Ma se è vero che a «dispetto d’ogni altra cosa, questo soltanto, sì, il linguaggio, rimane imperduto», come Celan stesso scrive, se è vero che la poesia è l’unica testimonianza del passaggio fugace di un uomo nel mondo, cosa va perduto quando si spreca una parola?
Anne Carson riflette sul concetto di «economia poetica», intrecciando le vite di due uomini «nel mondo e mai del mondo», testimoni della propria epoca e cultori di un’arte senza tempo.
La Norma sbagliata, pubblicato nel 2024, in Italia pubblicato da Utopia Editore, nel 2025 e tradotto da Patrizio Ceccagnoli.
In questa raccolta di versi e prose poetiche, Anne Carson accompagna il lettore in un viaggio letterario dalle molte tappe, coerente e insieme frammentato, tra testi brevi, aforismi, riflessioni e appunti che oscillano tra la quotidianità e il mito, tra la fugacità dell’ordinario e l’immutabilità del classico. L’opera ripudia ogni linearità, presentandosi come un mosaico di immagini e pensieri che si intrecciano attorno a temi come l’identità, la perdita, il tempo e la lingua.
Il titolo stesso, così enigmatico, sembra evocare una figura sfuggente (una persona, un’idea o un simbolo?), sempre assediata dall’errore. Con la consueta audacia sperimentale che le è valsa più di una segnalazione al premio Nobel, l’autrice mescola ironia, speculazione filosofica e vertigine poetica, lasciando spazio all’ambiguità e all’interpretazione. Un esercizio di attenzione e stupore, dove ogni frammento è di per sé l’insieme, dove ogni elemento si porta dentro la complessità del tutto.
Eros il dolceamaro, pubblicato nel 1986, in Italia pubblicato da Utopia Editore, nel 2021 e tradotto da Patrizio Ceccagnoli.
«Quando io ti desidero, una parte di me non c’è più: la voglia di te mi consuma. Quando io ti desidero, una parte di me non c’è più: la tua mancanza è la mia mancanza».
Anne Carson ritorna in libreria con un’originale meditazione sul tema del desiderio, croce e delizia della donna e dell’uomo. In trentaquattro capitoli snelli e seducenti, l’autrice instaura un dialogo con alcuni dei maggiori autori della letteratura classica, a partire da Saffo, proseguendo con i tragici greci e Catullo, per poi passare al romanzo ellenistico e infine a Platone, in un confronto costante con le migliori penne della modernità, da Dante a Virginia Woolf, da Nietzsche a Italo Calvino, passando per Kafka.
«L’eros è sempre una storia in cui a interagire sono l’amante, l’amato e la differenza tra i due», sostiene Carson. Il libro è perciò una metafora sull’amore come esperienza conoscitiva fondamentale nella vita e una riflessione profonda sul desiderio e le relazioni umane.
Decreazione, pubblicato nel 2005, in Italia pubblicato da Utopia Editore, nel 2023 e tradotto da Patrizio Ceccagnoli.
Da dove arriva il vento che sposta i capelli di Monica Vitti nella scena iniziale di uno dei suoi più celebri film? Strano. L’attrice si trova all’interno di una stanza e il filosofo Kant non riesce proprio a trovare una risposta al quesito, in uno dei dialoghi impossibili di questo libro dalla libertà creativa che mira alla sorpresa.
Longino e Woolf, Beckett e Antonioni, senza dimenticare Omero e Saffo, che Carson ha tradotto: tutte queste figure trovano spazio nelle sue pagine che oscillano tra brevi testi lirici sull’amore filiale e una sceneggiatura in versi su Abelardo ed Eloisa, un oratorio sul tema delle armi e un libretto d’opera in lingua sperimentale che inscena la gelosia di Efesto per l’amore tra Afrodite e Ares e, infine, lunghe sezioni in prosa che intrecciano la critica letteraria all’indagine filosofica.
Riprendendo la riflessione di Simone Weil, Carson contempla la nozione di decreazione come tensione a disfare la creatura che l’uomo ha dentro, racchiusa e definita dal sé. Per l’autrice, però, la decreazione non è soltanto il disfacimento della persona, ma anche delle forme letterarie tradizionali. In un sofisticato caleidoscopio e in una personalissima rilettura della cultura occidentale, Anne Carson presenta perciò opere diverse, eppure intricatamente correlate nello stile e nella poetica. Il suo modello rimane Montaigne, nume tutelare citato in esergo. E così, nel frammento che prelude all’assenza, si rivela l’intero.
Vetro, ironia e Dio, pubblicato nel 1995, in Italia pubblicato da Crocetti, nel 2023 e tradotto da Patrizio Ceccagnoli.
“Vetro, Ironia e Dio” (Glass, Irony & God) inizia con uno dei testi più amati della poetessa e studiosa canadese Anne Carson, la narrazione in versi che s’intitola “Il saggio di vetro” (The Glass Essay), spesso indicato come uno dei modelli di un genere sempre più praticato e discusso, il saggio lirico (lyric essay).
Il saggio di vetro riflette sul dolore per la fine di una storia d’amore attraverso il resoconto di una visita ai genitori vecchi e malati, in un paesaggio che attiva il confronto con la brughiera delle sorelle Brontë e le loro opere. A mano a mano che l’amante si mette a nudo dinanzi al lettore, il suo dolore si materializza in visioni che prendono vita come ecfrasi della propria anima squadrata e descritta per immagini visionarie, “i Nudi”: “Non era il mio corpo, non era il corpo di una donna, era il corpo di tutti noi”.
Il volume contiene anche un’originale serie di poesie su Dio; una magistrale riscrittura del poeta dell’Antico Testamento, Isaia; una serie di bozzetti poetici che ritraggono Ettore, Saffo, Antonin Artaud e Socrate; un saggio sul suono nel mondo antico in una prospettiva di genere; e, infine, un reportage di viaggio che racconta il soggiorno di Anna Xenia a Roma, con tanto di visita a Orvieto e agli affreschi di Luca Signorelli.
Come l’acqua, pubblicato nel 1995, in Italia pubblicato da Crocetti, nel 2025 e tradotto da Patrizio Ceccagnoli.
Dopo aver esordito nel 1986 con il saggio Eros the Bittersweet, nel 1992 Anne Carson pubblica Short Talks, una serie di prose liriche. È però con Glass, Irony and God (Vetro, Ironia e Dio, Crocetti 2023) e Plainwater: Essays and Poetry, usciti entrambi negli Stati Uniti nel 1995, che la sua scrittura si fa più apertamente poetica.
Essays and Poetry, il sottotitolo di Plainwater, ne chiarisce la natura ibrida. È, infatti, un libro che contiene saggi e poesie, che supera i confini del linguaggio e dei generi letterari. È stato detto che questa scrittura ha il ritmo della poesia e la concretezza della prosa, e con il suo stile originale, con il suo potere d’invenzione apparentemente infinito, Carson fa dialogare la tradizione classica e quella moderna.
Tutto diventa possibile: intervistare un poeta del VII secolo a.C., osservare la musa di un pittore del XV secolo mentre assiste in Italia a una conferenza di fenomenologia, indagare l’antropologia dell’acqua, riflettere sulla natura liquida del linguaggio, percorrere il Cammino di Santiago e, soprattutto, ampliare sempre di più l’orizzonte.
Era una nuvola, pubblicato nel 2019, in Italia pubblicato da Crocetti, nel 2021 e tradotto da Patrizio Ceccagnoli.
“Fidatevi di Euripide. Fidatevi di Elena. Non andò mai a Troia. Marilyn era veramente una bionda. E tutti noi andiamo in cielo quando moriamo.”
Uomini fuori servizio, pubblicato nel 2001, in Italia pubblicato da Biblion Edizioni, nel 2025.
Men in the Off Hours, pubblicato un quarto di secolo fa, e dunque sospeso tra secondo e terzo millennio a seconda di dove si voglia puntare lo sguardo, è di sconcertante attualità. Uno sguardo sempre puntato è quello della traduzione, cui Carson attinge con ispirata naturalezza, da studiosa, da saggista e da scrittrice, per allineare le proprie intenzioni e intonazioni. Un labirinto di voci: inebriante nella sua eleganza e sorretto da un tessuto linguistico che dimostra quanto precisa, penetrante e polifonica possa essere la lingua inglese. Un esempio su tutti: il titolo, che fonde con etimologica, e ironica, nonchalance la polisemia di “men” e “off”. E quanto fluide possano essere le scelte di forma impresse alla lingua: prosa e poesia si fanno e si disfano a vicenda, si alternano e si alterano nella vorticosa e vertiginosa creatività di questa autrice.
La bellezza del marito. Un saggio romanzo in 29 tanghi, pubblicato nel 2001, in Italia pubblicato da La Tartaruga, nel 2022 e tradotto da Chiara Spaziani.
Da quando è uscito nel 2001, “La bellezza del marito” di Anne Carson ha iniziato ad assumere uno status quasi leggendario. Per la potenza e irruenza dei suoi versi, per la chiarezza romantica con cui restituisce l’inizio e la fine di un matrimonio. Carson in questo testo-pastiche si trasforma in una ballerina di tango e mette in scena l’alternanza dell’amore, provando a contenere tutti i passaggi obbligati: la seduzione e l’infatuazione, la furia di chi rapisce l’altro e poi inevitabilmente lo tradisce.
L’amore è un ballo, una guerra, un sogno corrotto che la moglie inizia a fare da ragazzina e continuerà a incubare fino alla resa della vita adulta. Perché di resa si tratta: la protagonista non può fare a meno di abbandonarsi alla bellezza del marito e anche alla tortura che questo legame comporta, addolcendo le sue pene con i miti classici, John Keats e l’ironia del tango.
Un ballo fatto da ruoli fissi, ma che in certi momenti rende impossibile capire chi sta trattenendo chi, e chi invece è pronto a mollare la presa e andarsene. Il ballo finisce, la letteratura resta: accanto ad “Autobiografia del Rosso”, “La bellezza del marito” si impone come l’opera più bella e profonda di Anne Carson, una bomba che sa esplodere in mille schegge di sentimento e intelligenza e trova un posto tutto suo all’interno di una collana/ serie editoriale che vuole essere altrettanto eclettica e appassionata.
Il premio Nobel
Il premio Nobel per la letteratura è uno dei cinque premi istituiti dal testamento di Alfred Nobel nel 1895 ed è attribuito all’autore nel campo della letteratura mondiale che “si sia maggiormente distinto per le sue opere in una direzione ideale”.
E’ considerato il premio più prestigioso e più mediatico del mondo, il Premio Nobel mette in evidenza un autore e il suo lavoro, assicurandogli una promozione su scala planetaria, una reputazione internazionale e una certa tranquillità finanziaria. Fu assegnato per la prima volta nel 1901, al poeta francese Sully Prudhomme.
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