Ci sono polemiche che sembrano scritte da un ufficio marketing e quella su Elena di Troia interpretata da un’attrice nera è una di queste.
Partiamo da un presupposto, così magari evitiamo il solito processo alle intenzioni, chi mi conosce sa che il razzismo non mi appartiene nemmeno per sbaglio. Se Christopher Nolan decide di scegliere Lupita Nyong’o, è una sua libertà artistica e ci mancherebbe altro. Nell’Odissea, del resto, Elena non viene descritta fisicamente, sappiamo che è di una bellezza fuori dal comune e sulla bellezza di Lupita credo ci sia poco da discutere. Sì, c’è anche quel famoso “Elena dalle bianche braccia”, che era anche un modo per indicare la nobiltà, per sottolineare che normalmente non si espone al sole per zappare.
Quello che mi lascia perplessa è un’altra cosa. Se la scelta nasce dall’idea di fare inclusione, mi chiedo se davvero questo è il modo migliore, perché la storia e la mitologia greca offrono già tantissimi spunti autentici. La letteratura greca cita spesso persone di colore con cui i greci interagivano normalmente, raccontavano personaggi di etnie diverse, consideravano normali relazioni che oggi qualcuno definirebbe ancora “controverse”, compresa l’omosessualità, ammettiamolo erano avanti a noi. C’è materiale enorme per raccontare un mondo sorprendentemente moderno senza dover modificare personaggi che appartengono a un immaginario preciso.
Il mio difetto: amo le trasposizioni fedeli
Poi c’è il mio limite personale, lo ammetto. Io con le trasposizioni sono noiosa, mi piace che un film, una serie tv resti il più possibile fedele al libro, vale per Omero, vale per Shakespeare, vale per il romanzo che ho finito ieri sera. Come anche per i personaggi storici, quando vedo la vita di qualcuno realmente esistito, io sono quella che, finito il film o la serie, si va a leggere di tutto sull’argomento e troppo spesso scopro che non hanno solo romanzato la realtà, l’hanno proprio riscritta. Questa cosa mi manda ai pazzi, perché milioni di persone finiscono per credere vere situazioni che non lo sono mai state, moltiplicando le notizie farlocche nell’etere che sotto questo punto di vista è già al collasso.
Sono tra quei soggetti che leggono un libro e poi guardano il film o la serie per ritrovare i personaggi che hanno lasciato e amato, e viceversa. Come ho già detto sono noiosa.
Libertà artistica sì, ma chiamiamola reinterpretazione
Attenzione, però, credo anche che la libertà artistica va difesa sempre, un regista può fare quello che vuole, può ambientare l’Odissea su Marte, trasformare Ulisse in un astronauta, ma chiamatela rivisitazione, reinterpretazione, ispirazione, non vendetela come “la trasposizione” dell’opera originale, perché sono due cose diverse.
Mi viene ancora in mente la serie Leonardo, bellissima da vedere, ottimo cast, ma presentata come la vita di Leonardo da Vinci e trasformata in un thriller costruito quasi da zero. L’ho guardata volentieri, ma mi sono sentita un po’ presa in giro, l’avrei amata di più se non avessero scomodato Leonardo, usando un protagonista inventato.
Elena di Troia, Nolan e la polemica perfetta
E poi c’è un dettaglio che non sottovaluterei, siamo qui a discutere del colore della pelle di Elena mesi prima dell’uscita del film, se l’obiettivo era far parlare dell’opera, direi che la missione è riuscita perfettamente. Ed io ho contribuito.
Detto ciò non vedo l’ora di vedere il film e lo farò con tutta l’apertura possibile, come si guarda l’arte in generale, chi l’ha visto in anteprima parla di capolavoro, spero davvero che sia così, il cinema ha bisogno di ritornare alle sue magie.
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