Il 5 ottobre arriva puntuale come sempre la Giornata Mondiale degli Insegnanti, creata dall’UNESCO nel 1994 per ricordare a governi e cittadini ciò che spesso sembra dimenticato, l’importanza di dare dignità al mestiere dell’insegnante, quello che forma, educa e guida le nuove generazioni.
L’istruzione è un diritto umano eppure gli insegnanti ogni giorno si caricano sulle spalle la responsabilità di preparare i giovani a costruire una società migliore. Una società che dovrebbe essere basata su sviluppo sostenibile, pace, democrazia, diritti umani e uguaglianza. Parole belle, sì, ma che senza gli insegnanti rischiano di restare solo slogan vuoti.
Oggi il mondo dell’insegnamento si trova ad affrontare problematiche nuove e sempre più complesse. La trasformazione digitale, la crisi climatica, le esigenze legate all’inclusione, i fenomeni migratori e gli spostamenti forzati stanno modificando profondamente il contesto in cui gli insegnanti operano.
Questi cambiamenti hanno conseguenze su più livelli. Sul piano simbolico, la professione rischia di non ricevere il riconoscimento e la considerazione che merita, a livello professionale, gli insegnanti possono disporre di margini ridotti di autonomia, di un sostegno insufficiente e di una partecipazione limitata ai processi decisionali che riguardano le politiche educative. Infine, anche la dimensione materiale risente di condizioni non sempre adeguate: retribuzioni, carichi di lavoro e ambienti professionali possono infatti ostacolare la piena espressione del ruolo e delle responsabilità degli insegnanti.
“Insegnando continuo ad imparare sempre di più su chi voglio essere. Insegnare per me è solo un’altra forma di essere uno studente.”
Il tema dell’edizione 2026 della giornata mondiale degli insegnanti
Il tema che l’Unesco ha proposto alla riflessione per il 2026 è “Al fianco degli insegnanti: 60 anni di tutela della professione, promozione del suo status e costruzione del nostro futuro”, si concentrerà sull’analisi delle sfide attuali relative allo status degli insegnanti e sulle strategie per affrontarle, invitando la società e i responsabili politici a proteggere, promuovere ed elevare tale status.
“L’insegnante è la persona alla quale il genitore affida il cervello del proprio figlio affinché diventi un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche colui a cui lo Stato affida i cervelli della collettività, perché diventino il Paese di domani“ (Piero Angela)
Un ruolo bistrattato, malgrado le chiacchiere del governo che, presentando l’ennesima riforma della scuola, giurava di voler rimettere l’insegnante al centro del sistema educativo. Parole, come sempre, al vento. Perché per migliorare davvero una società e garantire un futuro ai giovani, servono i fatti, e quelli dicono che la figura del docente è stata degradata a mera comparsa da politiche miope, che vedono la scuola non come un investimento per il futuro, ma come un fastidioso capitolo di spesa da tagliare.
E i precari? Quegli insegnanti che ogni giorno vivono tra speranza, attesa e frustrazione, inseguendo un futuro più stabile e dignitoso, sognando magari di poter un giorno avere una famiglia. Ma non dimentichiamoci di quelli di ruolo, quelli che sono in trincea da oltre 25 anni, lontani da casa, senza neanche più il diritto di sperare in un trasferimento per riabbracciare i propri cari. Per loro, le nuove leggi hanno spento anche l’ultima fiammella di speranza: gente ormai avanti con gli anni, costretta a vivere in città che non sentono proprie, spesso soli e dimenticati da tutti.




