
Lo studente di legge di John Grisham, è un breve racconto che è stato pubblicato in Italia da Mondadori il 22 settembre 2026, in formato ebook, si tratta del prequel del suo prossimo libro L’inganno francese e introduce il protagonista Stuart Nash prima che entri nella vicenda del romanzo.
Durante la sua carriera di giocatore di football in un college del North Carolina, Stuart Nash non ha fatto altro che assecondare le aspettative degli altri. Finché una decisione che gli cambia la vita – e la straziante battaglia di una famiglia per ottenere giustizia – lo indirizza verso la facoltà di Legge e la carriera legale che plasmeranno il suo futuro.
Qui Stuart Nash è ancora lontano dal professionista che incontreremo ne L’inganno francese, è un ragazzo che deve capire cosa vuole dalla propria vita e, soprattutto, quale idea di giustizia vuole seguire. Il football diventa quasi una metafora, infatti Stuart è abituato a giocare secondo regole precise, a rispettare gli schemi e a rispondere alle aspettative degli altri, l’esperienza che vive lo costringe invece a prendere una decisione personale, probabilmente la prima davvero importante della sua vita.
Come spesso accade nei libri di Grisham, anche qui il tema della giustizia è fondamentale. Stuart capisce quanto possa essere difficile ottenere giustizia quando ci sono interessi, responsabilità e conseguenze personali in gioco, ed è proprio questo elemento a spingerlo verso la professione legale, non diventa avvocato semplicemente perché vuole una carriera prestigiosa, ma la scelta nasce voglia di usare la legge per aiutare qualcuno.
Incipit del libro “Lo studente di legge”
La mia carriera nel football universitario si concluse com’era cominciata: in panchina. Verso la fine dell’ultimo quarto di un grigio e insignificante rituale noto come “amichevole di primavera”, di fronte a poche decine di tifosi tutti imbacuccati mentre un feroce vento marzolino ululava e soffiava gocce di pioggia gelata, ebbi finalmente l’illuminazione: che cosa ci facevo lì? Che cosa volevo dimostrare? Chi stavo prendendo in giro? Perché continuavo a mentire a me stesso dicendomi che quello sport mi piaceva?
Ero tra le riserve! Nell’amichevole di primavera! In pratica una partita di allenamento in cui i coach erano liberi di entrare in campo a urlare istruzioni ai giocatori e i quarterback giocavano in maglia rosa per evitare che qualcuno li placcasse. Che spreco di tempo. Per il terzo anno di fila me ne stavo a scaldare la panchina con pochissime speranze di passare davvero all’azione in autunno. E non è che mi stessi spaccando la schiena due o tre ore al giorno per un ateneo da Top Ten: ero uno studente-atleta al Davidson College, un istituto di Divisione I con duemila iscritti e più o meno altrettanti tifosi sugli spalti quando si giocava in casa contro squadre come Concord e Dickinson. Amavo il mio college e un tempo avevo amato il football, ma era arrivato il momento di cambiare.
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