Agatha Christie – Poirot e la strage degli innocenti (Hallowe’en Party)

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Poirot e la strage degli innocenti è un romanzo giallo di Agatha Christie, pubblicato nel 1969, la trentanovesima avventura con protagonista l’investigatore belga Hercule Poirot, accompagnato, questa volta, dalla scrittrice di romanzi gialli, Ariadne Oliver, che dovranno accuparsi di un misterioso omicidio che si verifica alla festa di halloween.

“Praticamente ogni volta che aveva incontrato la signora Oliver, vuoi su appuntamento, vuoi per caso, le mele avevano fatto subito la loro comparsa. Ariadne stava mangiando una mela, o ne aveva appena mangiata una – e lo testimoniava un torsolo annidato sul suo ampio seno – oppure aveva in mano un sacchetto di mele. Adesso, invece, quei frutti brillavano per la loro assenza.
Giusto, pensò Poirot, approvandola. Sarebbe stata una cosa di pessimo gusto addentare una mela proprio lì, sulla scena di quello che non era stato solo un delitto, ma una tragedia.”

 

La scrittrice di gialli, Ariadne Oliver, è stata invitata dalla bella e ricca vedova Rowena Drake a una festa di Hallowe’en a Woodleigh Common, un villaggio inglese. Qui partecipa ai preparativi della festa insieme alle altre signore, vecchie zitelle e un gruppo di adolescenti del paese, discutendo spesso del buono e del marci delle mele. Durante questi preparativi, la tredicenne Joyce Reynolds, una ragazzina con la nomina gradedevole di bugiarda, racconta ad Arianna di aver visto un omicidio, nessuno le crede e gli altri bambini la prendono in giro. Quando arriva il momento della festa, tutto va bene ed è solo alla fine dell’evento che ci si rende conto che Joycel è scomparsa, non riescono a trovarla  e quando lo fanno trovano una spiacevole sorpresa … Joyce è annegata nella vasca piena di mele usata per giocare. La giallista Oliver si chiede se la ragazza, che prima di morire si era vantata di aver assistito a un omicidio, avesse detto la verità e se il colpevole abbia deciso di chiuderle la bocca per sempre. Così si precipita dall’amico Poirot e lo convince a interessarsi del caso, che inizia a indagare sul misterioso omicidio, ma smascherare un killer durante Hallowe’en non sarà facile, a Woodleigh non c’è un’anima che crede che la ragazia sia stata effettivamente assassinata.

“Poirot si sedette, allungò le gambe, tirò un sospiro di sollievo. – Ah, così va meglio.
– Toglietevi le scarpe e fate riposare un po’ i piedi – gli suggerì Ariadne Oliver.
– No, no, questo non potrei mai farlo – rispose Poirot, sconvolto da quella proposta.
– Be’, siamo vecchi amici, e Judith non ci baderebbe se vi vedesse senza scarpe. Scusatemi se ve lo dico, ma non dovreste mettervele, in campagna. Perché non ve ne comprate un paio di camoscio? Sono molto comode. Oppure quei mocassini che portano tutti i ragazzi un po’ hippy? Non c’è neanche bisogno di pulirli, pare che si puliscano da soli grazie a non so quale straordinario processo chimico.
– Io non porterò mai dei mocassini – dichiarò Poirot. – Mai.
– Il guaio è che voi ci tenete troppo all’eleganza – commentò la signora Oliver. Prese un pacchetto che era sul tavolino e incominciò a togliere la carta. – Badate più all’eleganza che alla comodità, e questo è un errore. Quando si sono passati i cinquant’anni, la comodità è l’unica cosa che conta.
– Non sono d’accordo con voi, cara signora.
– Fareste meglio a darmi retta. Altrimenti, continuerete a soffrire molto. Anzi, soffrirete sempre di più con gli anni.”

Per Halloween ho rispolverato dalla mia preziosa collezione di Agatha Christie questo libro che, sin dalle prime pagine, è ricco di mistero, avvolto nell’atmosfera delle campagne inglesi di fine ottobre, si sente quasi l’aria umida e l’odore di terra bagnata. Tutti i simboli dell’alta borghesia britannica scompaiono, non ci sono grandi case padronali e servi fedeli, ma solo un moderno sobborgo di Woodleigh Common. Anche i famosi elementi di sollievo comico offerti da Poirot sono molto attenuati.
La storia ha degli elementi molto interessanti, ma credo che non siano stati sfruttati al meglio, vi si trovano i difetti e i pregi della scrittura dell’autrice, la trama in alcuni momenti risulta un poco sfocata, ma i momenti di riflessione, a volte maliconici, sulla vecchiaia ed il tempo passato e presente, ricompensano. Forse non sarà il migliore della serie con Poirot, ma l’ho amato lo stesso e la Christie rimane la regina indiscussa del giallo classico e quindi consiglio questa lettura tutta autunnale.

“La signora Oliver tolse dall’involucro una scatola, l’aprì, ne estrasse qualcosa e se lo mise in bocca. Poi sì leccò le dita, le pulì accuratamente col fazzoletto e mormorò contrariata: – Questo è troppo appiccicoso.
– Non mangiate più le mele? Vi ho sempre vista con un sacchetto di mele in mano, oppure intenta a sgranocchiarne una.
– Vi ho già detto che non voglio più vedere una mela in vita mia. Odio le mele. Be’, forse un giorno mi passerà e ricomincerò a mangiarle, ma adesso non sopporto neanche di pensarci.
– Con che cosa le avete sostituite? – Poirot prese in mano il coperchio della scatola, gaiamente decorato con il disegno di una palma. – Ah, datteri.
– Proprio così. Datteri.
La signora Oliver ne scelse un altro, si tolse di bocca il nocciolo che gettò in un cespuglio, e continuò a masticare.
– Datteri… – mormorò Poirot. – Straordinario.
– Che cosa c’è di straordinario? Moltissime persone li mangiano.
– È vero, ma sono così… diversi dalle mele e poco in carattere con voi. Ma la cosa straordinaria è un’altra. Quando avete detto “datteri”, mi avete fatto venire in mente una parola un po’ simile… date. E così, ancora una volta, mi avete indicato il sentiero… il chemin che devo seguire, anzi, che avrei già dovuto prendere. Date. Fino a questo momento, non mi ero reso conto dell’importanza delle date.”

Quest’opera è stata dedicata a PG Wodehouse, scrittore inglese, molto stimato dall’autrice.
“A PG Wodehouse – i cui libri e storie hanno illuminato la mia vita per molti anni. Inoltre, per mostrare il mio piacere nel fatto di essere stato così gentile da dirmi che gli piacevano i miei libri.”

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Quel pomeriggio, Ariadne Oliver era andata con Judith Butler, un’amica della quale era ospite, ad aiutare nei preparativi di una festa che avrebbe avuto luogo la sera stessa.
Quando le due signore arrivarono, la sala era un centro di attività frenetica. Donne efficienti e dinamiche andavano e venivano, spostando sedie, tavolini, vasi di fiori, e trasportando grandi quantità di zucche gialle che disponevano in punti strategici.
Quella era una festa dell’Hallowe’en riservata a ragazzi tra i dieci e i diciassette anni.
La signora Oliver si mise in disparte, si appoggiò a una parete e prese in mano una grossa zucca gialla, osservandola con aria pensosa.
— L’ultima volta che ne ho viste è stato l’anno scorso, negli Stati Uniti — disse, respingendosi i capelli grigi dalla fronte sporgente. — Ce n’erano un’infinità, sparse in tutta la casa. Non ne avevo mai viste tante. Per essere sincera — aggiunse — non so distinguere una Cucurbita pepo da una Cucurbita ovifera. Questa che cos’è?
— Scusami, cara — disse la signora Butler, che l’aveva urtata, passando.
Ariadne Oliver si appiattì contro la parete.
— Colpa mia. Non faccio che starvi tra i piedi. Sai, era straordinario vedere in giro tante zucche verdi e gialle. Ce n’erano dovunque, nelle case e nei negozi, tutte scavate in modo da infilarvi dentro candele e lumini.
Uno spettacolo molto suggestivo. Ma negli Stati Uniti non si celebrava la festa dell’Hallowe’en. No, era il Giorno del Ringraziamento. Io ho sempre associato le zucche con l’Hallowe’en che ricorre a fine ottobre. Il Giorno del Ringraziamento viene dopo, no? Non è in novembre, la terza settimana di novembre? Comunque, qui l’Hallowe’en ricorre sempre il 31 ottobre, vero? Prima viene l’Hallowe’en e poi… poi che cosa? Il Giorno dei morti?
A Parigi, lo si celebra andando nei cimiteri a mettere fiori sulle tombe. Ma non è una ricorrenza triste. Al cimitero, portano anche i bambini e loro si divertono. Prima si va ai mercati dei fiori e si comprano tanti splendidi fiori. Te l’assicuro, i fiori più belli li trovi in quei mercati di Parigi.
Molte donne indaffarate urtavano la signora Oliver, di tanto in tanto, ma nessuno la stava ad ascoltare. Erano troppo occupate con i preparativi della festa.
A parte un paio di efficienti zitelle, le altre erano quasi tutte madri. Due ragazzi di sedici e diciassette anni collaboravano, montando su sedie e scalette per appendere decorazioni a base di zucche e di palloncini colorati.
Diverse adolescenti tra gli undici anni si gingillavano in gruppo, chiacchierando e ridendo.
— E dopo il Giorno dei morti e i cimiteri, viene Ognissanti — continuò Ariadne Oliver, sistemando la propria mole sul bracciolo di un divano. —È così, vero?
Nessuno le rispose. La signora Drake, una bella donna di mezza età che aveva organizzato il ricevimento, fece una dichiarazione.
— Ho deciso di non chiamare questo party “festa dell’Hallowe’en”, anche se in realtà lo è. Lo chiamerò “festa dell’Undici Più”, per definire un certo gruppo di età. l’età in cui si è lasciata la scuola elementare per iniziare altri studi.
— Ma non è una definizione esatta, Rowena protestò la signorina Whittaker, sistemandosi il pincenez sul naso. Era una maestra, inflessibile in fatto di precisione.
— L’undici più è un esame che abbiamo abolito da tempo.
La signora Oliver si alzò dal divano con aria contrita.
— Temo di non essermi resa per niente utile — dichiarò. — Sono rimasta seduta, dicendo tante sciocchezze sulle zucche…
“E riposandomi i piedi”, pensò, con una leggera punta di rimorso, ma senza sentirsi abbastanza in colpa per accusarsi pubblicamente.
— Che cosa posso fare adesso? — domandò. E subito aggiunse: — Che belle mele!
Qualcuno aveva appena portato nella stanza un cesto di mele. La signora Oliver aveva un debole per quei frutti.
— Che belle mele rosse! — esclamò.
— Non sono molto buone — disse Rowena Drake. — Ma sono decorative e adatte a un gioco che consiste nel tentare di afferrarle con i denti mentre galleggiano in un secchio pieno d’acqua. Ti dispiace portarle nella biblioteca, Beatrice? Quando si fa questo gioco, si rovescia sempre molta acqua, ma la moquette della biblioteca è vecchia e può sopportare un po’ di allagamento. Oh grazie, Joyce.
Joyce, una robusta tredicenne, sollevò il cesto delle mele. Due mele rotolarono fuori e si fermarono, come arrestate da una bacchetta magica, ai piedi della signora Oliver.

La trasposizione cinematografica che consiglio e del 2009, diretta da Charles Palmer, con David Suchet come Poirot, Zoë Wanamaker nel ruolo di Signora Oliver, Deborah Findlay, Amelia Bullmore, Mary Higgins e Sophie Thompson. Terzo episodio della docicesima stagione. Mentre il romanzo si svolge negli anni sessanta, l’episodio ha luogo nel 1936.

 

 

P.S. Sia Halloween che Hallowe’en sono le forme accettate dal dizionario, l’utilizzo dell’apostrofo è comune fuori dagli Stati Uniti ed è la forma più originale, infatti la notte prima di All Hallows ‘Day (1 novembre) si chiama All Hallows Even che fu abbreviato in Hallow-e’en dal sedicesimo secolo, il resto è storia.


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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