Lorenzo Licalzi – Un lungo fortissimo abbraccio

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Un lungo fortissimo abbraccio, romanzo di Lorenzo Licalzi edito da Rizzoli, pubblicato nel 2011, una favola impossibile e dolcissima, un viaggio dentro il rovello dell’identità, alla ricerca di se stessi.

“È successo tutto all’improvviso. Tutto! all’improvviso. Ha suonato alla porta. Sono andato ad aprirle. Appena l’ho vista ho avuto un sussulto, era uno schianto. Aveva i capelli sciolti, lunghi, un po’ mossi. Un leggero trucco esaltava la grandezza degli occhi. Un vestito verde corto e aderente le disegnava un corpo sinuoso e scopriva gambe perfette. Ma non è stato quello, è stata una irresistibile, incomprensibile, inaspettata questione di pelle. Sono andato ad aprirle, dicevo, lei mi ha sorriso, ha fatto due passi dentro casa tenendo una mano dietro la schiena, io ho richiuso la porta, lei ha detto scusa volevo portare una bottiglia di vino ma in paese lo spaccio era già chiuso. Poi ha tolto la mano da dietro la schiena, mi ha detto ti ho portato un fiore, me lo ha dato, ha accennato un sorriso e un piccolo inchino, io l’ho preso dicendo uh, grazie, lei si è alzata un po’ sulla punta dei piedi, mi ha baciato una guancia, poi l’altra, poi ha chiuso gli occhi, con la bocca è scivolata verso la mia bocca, sulla mia bocca. E ci siamo baciati.”

Nel 2111, l’anziano David Costello, in fin di vita per l’unica malattia per la quale manca ancora una cura, accetta di fare da cavia per un’operazione mai sperimentata: il suo cervello verrà impiantato nel corpo di un altro morto da poco in tragiche circostanze. L’esperimento riesce, di colpo ha di nuovo vent’anni, ed è bello, forte e sano. Ma non è più se stesso. David e la moglie Ellen si trovano a fare i conti con la nuova, sconcertante realtà. Gli amici e la figlia non lo riconoscono e sua moglie non ha più neanche la forza di abbracciare quel giovane estraneo che le gira per casa. Ma, quel che è peggio, neanche David riesce a ritrovarsi. È ancora capace di essere il vecchio David, di amare ciò che lui amava, di provare quel che provava? Oppure quel corpo sconosciuto si sta impadronendo di lui, schiudendogli davanti una vita nuova, nuovi sogni, un nuovo amore?
Dopo una serie di incomprensioni, David si ritira – solo con il suo cane – nella casa di Ellen sull’Atlantico, a riflettere su di sé e sul giovane sconosciuto che gli ha donato il corpo e la vita. Finché, sulla spiaggia, si imbatte in una ragazza, Blanca, con la quale scatta la passione, assoluta, irresistibile. Quando Ellen li sorprende, David deve fare i conti con se stesso, con gli amori della sua vita, con la vera identità di una ragazza che ogni fibra del suo corpo sembra conoscere e aspettare da sempre…

Una storia trascinante, un finale provocatorio e originale, il romanzo più audace di un grande narratore alle prese con il mistero che ci accompagnerà finché esisteranno uomini e donne: quello dell’amore.

Domani mi sposo. Appena ho visto entrare Blanca nel piccolo locale dove stavo suonando, ho capito che l’avrei sposata. Sembra impossibile ma è vero. Era l’estate di due anni fa. Io strimpellavo svogliatamente in un jazz bar di Parigi. Erano quasi le undici, avevo appena iniziato, ma avrei dovuto suonare per un’ora soltanto, anche meno, poi sarebbero arrivati altri a darmi il cambio. Non era la mia serata, ero passato per prendere i soldi del giorno prima, ma il gruppo che avrebbe dovuto esibirsi era in ritardo, cos ì il boss, approfittando della mia presenza, mi aveva chiesto se potevo intrattenere il pubblico per un’oretta. Gli avevo detto di no, poi mi ero lasciato convincere. Quella sera non ne avevo voglia, ero stanco, volevo andarmene subito a dormire. Ma nell’istante in cui ho visto Blanca mi è passato tutto. Mi è passata la stanchezza e mi è tornata la voglia di suonare. Era sola. Nel locale non c’era ancora molta gente. Si è seduta a un tavolino un po’ in disparte. Ha ordinato una birra e si è messa a fissarmi. Io pure, suonavo e la guardavo, incantato dalla sua bellezza. Suonavo e la guardavo, ogni tanto le sorridevo. Anche lei mi sorrideva, un po’ imbarazzata.
Quando ho finito, e non vedevo l’ora, sono andato al bar, ho ordinato anch’io una birra e mi sono diretto tutto pimpante verso il tavolo dove era seduta Blanca. Solitamente sono abbastanza timido con le ragazze, o meglio, timido no, solo non sono il tipo da approcci volanti, ma visto che dovevo
sposarla, ho pensato che avrei dovuto prima presentarmi.
-Mi chiamo Sean, ti va bene se ci sposiamo domani?- le ho detto, da in piedi, con la bottiglietta in mano, mentre Blanca, che non si era neppure accorta di me perché le ero alle spalle, stava bevendo un sorso della sua birra.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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