Nicholas Sparks – Le pagine della nostra vita

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Le pagine della nostra vita è il secondo romanzo scritto da Nicholas Sparks nel 1996, il titolo originale è “The Notebook”. Una storia struggente sul potere che ha l’amore sul tempo.

“E imparai, con umiltà e fatica, ma imparai quello che dovevo fare, e che sarebbe stato ovvio per un bambino: la vita non è altro che un susseguirsi di tante piccole vite, vissute un giorno alla volta. Si dovrebbe trascorrere ogni giorno cercando la bellezza nei fiori e nella poesia e parlando con gli animali. E nulla può essere migliore di un giorno colmo di sogni e di tramonti e di brezze leggere. Imparai soprattutto che la vita è sedere su una panchina sulla riva di un fiume antico, con la mia mano posata sul suo ginocchio e a volte, nei momenti più dolci, innamorarmi di nuovo.”

North Carolina, 1946: il giovane Noah, tornato nel paese natale dopo la guerra, realizza il sogno – coltivato da tempo – di abitare nella grande casa vicino al fiume, da lui riportata all’antico splendore. Alla perfezione del quadro manca però Allie, una seducente ragazza incontrata anni prima, amata disperatamente nel breve spazio di un’estate e mai più ritrovata. Invece, un giorno lei ricompare, per vederlo un’ultima volta prima di sposare con un’altro uomo, ma il destino ha deciso altrimenti, scrivendo per loro una storia diversa…

“Il libro è stato ispirato dai nonni di mia moglie, due persone meravigliose che hanno trascorso oltre 60 anni insieme.” N. Sparks

Questo libro è un overdose di romanticismo, ho visto il film anni fa ed ho voluto leggere il libro che sinceramente mi ha emozionato di più, Sparks riesce a descrivere tutto toccando le note del cuore, l’unica nota stonata che ho trovato sta nelle ultime tre righe, faccio finta di non averle lette.

le-pagine-della-nostra-vita-3Chi sono io? E come finirà, mi chiedo, questa storia? Il sole è sorto e siedo accanto al vetro della finestra appannato dal fiato di una vita scivolata via. Sono un vero spettacolo stamattina: due camicie, calzoni di panno pesante, una sciarpa avvolta a doppio giro attorno al collo e infilata nel maglione fatto a mano da mia figlia trenta compleanni fa. Il termostato in camera mia è regolato sul livello massimo e ho una piccola stufa piazzata proprio alle spalle. Sibila e geme e sputa aria calda come il drago di una favola, e tuttavia il mio corpo trema di freddo, un freddo di cui non riuscirò mai a liberarmi, un freddo che ha impiegato ottant’anni per consolidarsi. Ottant’anni, a volte ci penso, e sebbene abbia accettata la mia età, mi stupisce ancora questo gelo nelle ossa che non mi abbandona più da quando George Bush era presidente. Chissà se capita la stessa cosa a tutti gli ottantenni.
La mia vita? Difficile definirla. Non è stata il trionfo spettacolare che avevo immaginato, ma non sono nemmeno rimasto sepolto in un buco come una talpa. Potrei fare un paragone con un portafoglio di Bluechips: titoli di Borsa solidi, tendenti più al rialzo che al ribasso e che si valorizzano gradualmente nel corso degli anni. Un buon investimento, un investimento fortunato, e ho imparato che non tutti possono dire altrettanto della loro vita. Ma non fraintendetemi.
Non sono nulla di speciale, su questo punto non ho dubbi, un uomo come tanti che la pensa come tanti e ha vissuto come tanti. Non mi hanno dedicato monumenti e il mio nome sarà presto dimenticato, ma ho amato qualcuno con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima, e lo considero un dono che mi ha colmato.
Per i romantici questa è una storia d’amore; i cinici la definirebbero una tragedia. Nella mia mente è un po’ tutt’e due le cose, e comunque si voglia interpretarne la fine, non cambia il fatto che ha coinvolto una grande parte della mia esistenza determinando la via da seguire. Non rimpiango tale scelta e i luoghi dove mi ha condotto; esistono altri rimpianti, quanto basta per riempire una tenda da circo; ma la via prescelta era quella giusta, non avrei
potuto accettarne una diversa.
Il tempo, purtroppo, non agevola il cammino. Il sentiero si allunga davanti a me diritto come sempre, ma ingombro di massi e di terriccio franoso accumulatosi nel corso di una vita. Fino a tre anni fa potevo ignorarli, ma ora mi è impossibile. Un malessere percorre rullando tutto il mio corpo, mi mancano forza e salute e trascorro i giorni come un pallone dimenticato in un canto dopo una festa: inerte, grinzoso e sempre più sgonfio.
Tossisco, e con un’occhiata un po’ strabica controllo l’orologio. É tempo di andare. Mi alzo dalla poltrona accanto alla finestra, attraverso la stanza strascinando i piedi e mi fermo accanto alla scrivania per prendere il taccuino che ho letto centinaia di volte.
Non lo sfoglio nemmeno e me lo infilo sotto un braccio per proseguire il mio cammino verso il luogo dove devo andare.
I miei piedi si posano su un pavimento di piastrelle bianche chiazzate di grigio. Come i miei capelli e quelli di quasi tutti gli ospiti qui, sebbene stamattina io sia l’unico a percorrere il corridoio. Sono tutti nelle loro stanze, soli, con la televisione. Ma, come me, ci sono abituati. Una persona si abitua a tutto, se le si dà tempo a sufficienza.

Nel 2004 è stato prodotto il film di Nick Cassavetes, con Ryan Gosling, Rachel McAdams, James Garner, Gena Rowlands, James Marsden. Non amo molto le trasposizioni cinematografiche, ma in questo caso ho amato questo film ed apprezzato soprattutto il finale che ho trovato più poetico rispetto al libro.

 

 

 


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

1 commento

  1. Non ho letto il romanzo ma il film era davvero bello, un po' convenzionale e prevedibile, segue tutti i crismi dei film romantici, ma era toccante e ben recitato 🙂

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