John Grisham – Il cliente

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Il Cliente è un romanzo di John Grisham, pubblicato nel 1993, il più emozionante e affascinante legal thriller di Grisham.

“Normalmente era sempre in movimento per proteggere i suoi clienti dalle dure realtà di un sistema legale gestito da adulti. Ma quel giorno era diverso. Ogni tanto guardava il suo cliente come se aspettasse un segnale, ma lui la ignorava.”

Mark Sway ha solo undici anni quando assiste involontariamente al suicidio di un avvocato di New Orleans. Prima di morire, l’uomo gli rivela un terrificante segreto sull’assassinio di un senatore della Luisiana e sul mafioso accusato di esserne il mandante. Si tratta di un’informazione che può dare una svolta decisiva all’imminente processo. Un’informazione che l’FBI vuole a ogni costo fare sua e che la mafia è disposta con ogni mezzo a tenere nascosta. Storia di un giovane testimone ricercato da tutti e dell’avvocato, una donna coraggiosa e intraprendente, che intuisce la minaccia che incombe su di lui.

“I bambini sono clienti terribili. L’avvocato diventa ben più di un avvocato. Con gli adulti puoi esporre i pro e i contro di ogni possibilità. Dai consigli.
Fai qualche previsione, ma non troppo. Poi dici all’adulto che è il momento di decidere, e per un po’ lo lasci solo in ufficio. Quando torni, ti comunica la sua decisione e tu ti comporti di conseguenza. Con i bambini è diverso. Non capiscono i consigli avvocateschi. Vogliono un abbraccio e qualcuno che prenda le decisioni per loro. Hanno paura e cercano un amico.”

Adoro questo scrittore ed ho amato questo libro, riesce a scavare nel passato dei personaggi, tratteggiando il lato psicologico, una trama intrigante che scorre con facilità sino all’ultima pagina riuscendo a tenere il lettore sempre con il fiato sospeso. Consigliatissimo.

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Mark aveva undici anni e fumava saltuariamente già da due. Non cercava di smettere ma stava attento a non prendere il vizio. Preferiva le Kool, la marca del suo ex padre, ma sua madre fumava le Virginia Slim, due pacchetti al giorno, e in media Mark riusciva a fregarne dieci o dodici la settimana. Sua madre era una donna molto indaffarata e con molti problemi, magari un po’ ingenua quando c’erano di mezzo i suoi figli, e non immaginava neppure lontanamente che il maggiore fumasse a undici anni.
Ogni tanto Kevin, il pregiudicato minorenne che abitava due strade più in là, per un dollaro vendeva a Mark un pacchetto di Marlboro rubate. Ma di regola doveva accontentarsi delle sigarette sottilissime di sua madre.
Ne aveva in tasca quattro, quel pomeriggio, mentre precedeva il fratello Ricky di otto anni lungo il sentiero nel bosco dietro il camping delle roulotte. Ricky era nervoso: era la prima volta che fumava. Il giorno prima aveva scoperto Mark che nascondeva le sigarette in una scatola da scarpe sotto il letto e aveva minacciato di spifferare tutto se il fratello maggiore non gli avesse insegnato come si faceva. Adesso procedevano furtivi lungo il sentiero, diretti verso uno dei nascondigli dove Mark aveva passato molte ore in solitudine cercando di aspirare e di fare anelli di fumo.
Quasi tutti gli altri ragazzi della zona si davano alla birra e alla marijuana, due vizi che Mark voleva evitare. Il loro ex padre era un alcolizzato che picchiava i due ragazzi e la madre, e i pestaggi erano sempre venuti dopo i suoi spiacevoli incontri con la birra. Mark aveva visto e sentito gli effetti dell’alcol. E aveva paura anche della droga.
«Ti sei perso?» chiese Ricky, da vero fratello minore, mentre lasciavano il sentiero e si addentravano in mezzo alle erbacce che arrivavano al petto.
«Chiudi il becco» disse Mark senza rallentare il passo. Quando il padre stava in casa lo faceva solo per bere, dormire e maltrattarli. Adesso se n’era andato, grazie al cielo. Da cinque anni Mark doveva occuparsi di Ricky, e si sentiva come un padre undicenne. Gli aveva insegnato a tirare un pallone da football e ad andare in bicicletta. Gli aveva spiegato quello che sapeva del sesso. Lo aveva messo in guardia contro la droga e lo aveva difeso dai bulli. E si sentiva sconvolto all’idea di iniziarlo al vizio. Ma era soltanto una sigaretta. Avrebbe potuto essere qualcosa di molto peggio.

Nel 1994 è stato tratto il film Il cliente, la regia di Joel Schumacher, con Susan Sarandon, Anthony LaPaglia, Tommy Lee Jones, J.T. Walsh, Brad Renfro.
Un buon giallo, ben congegnato e ottimamente provvisto di suspense, ha un buon ritmo,convince molto sia dal punto di vista scenico che da quello interpretativo, emerge Susan Sarandon, come sempre la più brava di tutti.

 

 

 


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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