{"id":27414,"date":"2015-07-04T11:28:36","date_gmt":"2015-07-04T09:28:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/?p=27414"},"modified":"2024-06-29T17:58:30","modified_gmt":"2024-06-29T15:58:30","slug":"nataniel-hawthorne-la-lettera-scarlatta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/2015\/07\/nataniel-hawthorne-la-lettera-scarlatta.html","title":{"rendered":"Nataniel Hawthorne &#8211; La lettera scarlatta (Recensione)"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_27421\" aria-describedby=\"caption-attachment-27421\" style=\"width: 335px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/la-lettera-scarletta.jpg\" data-rel=\"prettyPhoto-gallery-AfPvNrZW\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27421\" src=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/la-lettera-scarletta.jpg\" alt=\"la-lettera-scarletta\" width=\"335\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/la-lettera-scarletta.jpg 419w, https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/la-lettera-scarletta-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 335px) 100vw, 335px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-27421\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/3C3u5HD\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Nataniel Hawthorne &#8211; La lettera scarlatta<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/amzn.to\/3C3u5HD\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La lettera scarlatta<\/a><\/strong> \u00e8 un classico della letteratura statunitense scritto da <strong><a title=\"Nataniel Hawthorne\" href=\"https:\/\/amzn.to\/41R3vvv\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nathaniel Hawthorne<\/a><\/strong>, fu pubblicato nel 1850, tutt&#8217;oggi rimane uno dei libri pi\u00f9 venduti in America, oltre ad essere uno dei pi\u00f9 importanti della letteratura americana del diciannovesimo secolo.<\/p>\n<p>Il libro narra la storia di Hester Prynne, una donna che viene condannata per adulterio e costretta a portare sulla sua veste una &#8220;A&#8221; scarlatta come simbolo del suo peccato.<\/p>\n<p>I temi centrali dell&#8217;opera sono la colpa e il peccato, il concetto di moralit\u00e0 e l&#8217;idea di riscatto sociale inseriti in un contesto puritano dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>&#8220;Esiste una fatalit\u00e0, un sentimento cos\u00ed irresistibile e inevitabile da assumere la forza di un destino, il quale, quasi invariabilmente, obbliga gli esseri umani ad attardarsi, ad abitar come spettri le prossimit\u00e0 del luogo, dove qualche solenne e indimenticabile evento abbia conferito il suo colore a tutta la loro vita; e questa forza \u00e8 tanto pi\u00fa irresistibile quanto pi\u00fa cupa l&#8217;ombra che affligge la vita loro.&#8221;<\/em><\/span><\/p>\n<p><strong>Nathaniel Hawthorne<\/strong> (il vero nome era Hathorne) era un figlio di Salem, discendente di quella dura e intransigente schiatta di puritani che emigrarono dalla natia Inghilterra per fondare nuove comunit\u00e0 sul continente americano. I suoi antenati furono uomini di fede integerrima e pugno di ferro, tanto da essere direttamente coinvolti nella grande caccia alle streghe della cittadina americana.<\/p>\n<p>Lo scrittore port\u00f2 sempre con s\u00e9 il rimorso per le azioni dei propri antenati, tanto da dedicare alle sventurate vittime di tanta durezza un romanzo che divenne il suo biglietto d\u2019ingresso nella Storia della Letteratura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>&#8220;Il popolo \u00e8 dispotico per natura; spesso rifiuta di rendere giustizia a chi la reclami troppo strenuamente come suo diritto, ma quasi altrettanto spesso d\u00e0 pi\u00f9 che la semplice giustizia quando si faccia appello, come piace ai tiranni, alla sua sola generosit\u00e0.&#8221;<\/em><\/span><\/p>\n<p><strong>Il romanzo<\/strong> \u00e8 ambientato nel New England puritano nel XVII secolo e racconta la storia di una donna che mette al mondo una figlia durante l&#8217;assenza del marito. Hester Prynne, questo il suo nome, rifiuta di rivelare alla comunit\u00e0 puritana del New England il nome del padre della bambina e tenter\u00e0, con grande fatica e senso di colpa, di recuperare la propria dignit\u00e0 attraverso il pentimento.<\/p>\n<p>Viene esposta sul palco della gogna cittadina, ed \u00e8 costretta a portare ricamata sul petto una rossa lettera \u00abA\u00bb, simbolo del suo peccato. Accanto a lei, l&#8217;anziano marito che si mette ossessivamente a caccia del colpevole, e il giovane reverendo Arthur Dimmesdale che soffre del suo peccato ma \u00e8 troppo orgoglioso per confessarlo.<\/p>\n<p><strong>La lettera<\/strong> scarlatta \u00e8 incorniciata da un&#8217;introduzione (chiamata &#8220;La dogana&#8221;) nella quale lo scrittore, un alter ego di Hawthorne, finge di aver trovato documenti e carte che raccontano la storia di Prynne e ne provano l&#8217;autenticit\u00e0. Il narratore sostiene anche che quando tocc\u00f2 la lettera ricamata (trovata assieme alle carte) aveva provato <em>&#8220;un calore bruciante &#8230; come se la lettera non fosse di panno scarlatto, ma di ferro arroventato fino a diventare rosso&#8221;<\/em>. In precedenza Hawthorne aveva lavorato nella Dogana di Salem per lungo tempo, perdendo il proprio lavoro a causa di un cambiamento dell&#8217;amministrazione politica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>&#8220;Bisogna riconoscere un merito alla natura umana: quando non \u00e8 in gioco l&#8217;interesse personale, \u00e8 molto pi\u00f9 pronta ad amare che a odiare.&#8221;<\/em><\/span><\/p>\n<p><strong>Il romanzo<\/strong> esplora temi profondi come la colpa, il pentimento, la morale e l&#8217;ipocrisia della societ\u00e0 puritana. Hester Prynne diventa un simbolo vivente del peccato agli occhi della comunit\u00e0, ma allo stesso tempo manifesta una forza interiore e un senso di indipendenza che sfida le convenzioni sociali dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p>Al centro della vicenda c&#8217;\u00e8 anche il personaggio del reverendo Arthur Dimmesdale, il padre del bambino illegittimo di Hester. Dimmesdale, tormentato dalla sua colpa segreta, combatte una lotta interiore tra il desiderio di confessare il suo peccato e la paura di essere giudicato dalla comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Attraverso la storia di Hester, Dimmesdale e degli altri personaggi, Hawthorne indaga la natura del peccato e della redenzione, mettendo in discussione l&#8217;etica e la moralit\u00e0 della societ\u00e0 puritana. Il romanzo esplora anche il ruolo delle donne nella societ\u00e0 e l&#8217;oppressione che spesso subiscono.<\/p>\n<p><strong>Un libro<\/strong> che solo per la sua fama dovrebbe essere letto, detto questo, purtroppo ho faticato a leggerlo. Ho cominciato questo libro pi\u00f9 volte, l&#8217;introduzione di circa cinquanta pagine mi uccideva di noia e fa pensare che tutto il romanzo sia cos\u00ec, ma non lo \u00e8. Quindi, consigliata da molti, mi sono fatta coraggio ed ho proseguito la lettura, ma la situazione \u00e8 migliorata di poco, l&#8217;aggettivo che mi viene in mente \u00e8 &#8220;ripetitivo&#8221;, fino allo sfinimento.<\/p>\n<p>Un romanzo che non fa per me. Resta comunque un libro con una scrittura interessante e sul messaggio morale non si discute. Ho odiato la descrizione della piccola Pearl, ripetuta e ripetuta quasi in ogni capitolo. Alla fine la parte che pi\u00f9 mi \u00e8 piaciuta per l&#8217;originalit\u00e0 \u00e8 proprio l&#8217;introduzione &#8220;La dogana&#8221;.<a href=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-7-1-800F.jpg\" data-rel=\"prettyPhoto-gallery-AfPvNrZW\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-55741 alignnone\" src=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-7-1-800F-300x186.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"186\" srcset=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-7-1-800F-300x186.jpg 300w, https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-7-1-800F-768x476.jpg 768w, https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-7-1-800F-150x93.jpg 150w, https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-7-1-800F-450x279.jpg 450w, https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-7-1-800F.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Incipit del libro &#8220;La lettera scarlatta&#8221;<\/h2>\n<blockquote><p><strong>E&#8217; abbastanza curioso che<\/strong>, per quanto sia restio a parlare eccessivamente di me stesso e dei miei affari accanto al caminetto e agli amici pi\u00f9 intimi, per la seconda volta in vita mia, nel rivolgermi al pubblico, io abbia ceduto a un istinto autobiografico. La prima volta fu tre o quattro anni fa, quando gratificai il lettore, ingiustificabilmente e senza una ragione plausibile che il lettore indulgente o l&#8217;importuno scrittore potessero immaginare, di una descrizione della vita che conducevo nella profonda quiete di un vecchio presbitero. E ora, poich\u00e9, malgrado le mie scarse doti quella volta fui cos\u00ec fortunato da trovare un paio d&#8217;ascoltatori, agguanto nuovamente il pubblico per il bavero della giacca per narrargli i miei tre anni di esperienza in un ufficio doganale. L&#8217;esempio del famoso &#8220;P.P., chierico di questa parrocchia&#8221; non fu mai seguito con maggior fedelt\u00e0. Pare dunque che la verit\u00e0 sia che, quando l&#8217;autore sparge i suoi fogli al vento, egli non si rivolga ai tanti che getteranno in disparte il suo libro per non interessarsene pi\u00f9, ma ai pochi che saranno in grado di capirlo meglio di quasi tutti i suoi compagni di scuola e di vita. Alcuni autori, del resto, si spingono ancora pi\u00f9 in l\u00e0, e si abbandonano a confidenze cos\u00ec profondamente rivelatrici che si dovrebbero fare, solo ed esclusivamente, all&#8217;unico cuore e spirito capaci di perfetta comprensione, come se il libro stampato, gettato allo sbaraglio nel vasto mondo, dovesse per forza trovare la parte disgiunta della natura dell&#8217;autore, e ne completasse l&#8217;esistenza ponendolo in intimo contatto con essa.<br \/>\nAnche parlando impersonalmente, per\u00f2, non \u00e8 decoroso dire tutto.<br \/>\nGiacch\u00e9 i pensieri, d&#8217;altra parte, restano gelati e incomunicabili, a meno che non si stabilisca una reciproca comprensione tra l&#8217;oratore e il pubblico, \u00e8 ammissibile immaginare che un amico, cortese e perspicace, anche se non sia il pi\u00f9 intimo, ci stia ad ascoltare: solo allora, vinta la naturale ritrosia da questa confortante consapevolezza, potremo discorrere di quel che accade attorno a noi, e addirittura di noi stessi, pur mantenendo velato il nostro Io pi\u00f9 intimo. A queste condizioni ed entro questi limiti un autore pu\u00f2, secondo me, essere autobiografico, senza calpestare n\u00e9 i suoi diritti n\u00e9 quelli del lettore.<\/p>\n<p>Si vedr\u00e0 poi come questo schizzo della Dogana abbia un&#8217;attinenza, di una sorta che ha sempre avuto diritto di cittadinanza nella letteratura, con il resto del libro, perch\u00e9 spiega come la maggior parte delle pagine seguenti sia entrata in mio possesso e fornisce le prove dell&#8217;autenticit\u00e0 del racconto che contengono. E&#8217; questo in realt\u00e0, e nessun altro, il vero motivo per cui mi metto personalmente in rapporto col pubblico: il desiderio di pormi nella mia vera veste di curatore, o poco pi\u00f9, del pi\u00f9 prolisso dei racconti che costituiscono il mio libro. Nel seguire questo scopo principale mi \u00e8 sembrato lecito dare, con pochi tocchi di mio pugno, un pallido ritratto di un genere di vita che finora non era mai stato descritto e di alcuni dei personaggi che ne fanno parte, uno dei quali s&#8217;\u00e8 trovato a essere l&#8217;autore.<br \/>\nNella mia citt\u00e0 natale, Salem, si trovava cinquant&#8217;anni fa, ai tempi del vecchio King Derby, un molo pieno di movimento, ma che oggi \u00e8 soffocato da magazzini di legno in rovina, e mostra pochi o nessun segno di vita commerciale, eccetto forse una goletta a palo o un brigantino attraccati a met\u00e0 della sua malinconica lunghezza, che scaricano pelli; o, pi\u00f9 vicino, una goletta della Nuova Scozia, che scarica legna da ardere; all&#8217;estremit\u00e0, dico, di questo molo in rovina, che spesso la marea inonda, e lungo il quale, alla base e sul retro della fila di edifici, le tracce di molti noiosi anni si scorgono su un margine di stentate erbe, c&#8217;\u00e8 una spaziosa costruzione di mattoni, dalle cui finestre anteriori si pu\u00f2 ammirare questo poco allegro panorama e tutto il porto. Sul punto pi\u00f9 elevato del tetto, esattamente per tre ore e mezzo ogni mattina, sventola o pende, col vento o la bonaccia, la bandiera della repubblica, ma con le tredici strisce disposte verticalmente invece che orizzontalmente, a indicare che il governo dello zio Sam ha destinato l&#8217;edificio a usi civili e non militari. La facciata si adorna di un portico di una mezza dozzina di pilastri di legno che reggono un terrazzo, sotto cui una rampa di ampi gradini di granito scende verso la strada. Sulla porta d&#8217;ingresso si protende un enorme esemplare dell&#8217;aquila americana con le ali spiegate, uno scudo sul petto e, se ricordo bene, un mazzo di saette mischiate assieme e di frecce acuminate in ciascun artiglio. Con l&#8217;abituale brutto carattere che distingue questo sfortunato volatile sembra che, con la ferocia insita nel becco e negli occhi e, nel complesso, con il suo atteggiamento truculento, minacci guai a tutta la pacifica comunit\u00e0, e soprattutto pare che voglia avvertire ogni cittadino, al quale stia a cuore la propria incolumit\u00e0, di non entrare nello stabile che essa protegge con l&#8217;ombra delle sue ali. Malgrado ci\u00f2, per rabbiosa che sembri, molti in questo stesso momento stanno cercando riparo sotto le ali dell&#8217;aquila federale, credendo, immagino, che il suo petto abbia la morbidezza e la comodit\u00e0 di un guanciale di piume di struzzo.<\/p>\n<p>Ma anche nei momenti migliori l&#8217;aquila non \u00e8 mai affettuosa, e presto o tardi, &#8211; e di solito pi\u00f9 presto che tardi &#8211; finisce col gettar fuori la sua nidiata con un colpo dei suoi artigli, una beccata, o una dolorosa ferita delle sue frecce acuminate.<a href=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-19-2-800.jpg\" data-rel=\"prettyPhoto-gallery-AfPvNrZW\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-55742 alignnone\" src=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-19-2-800-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-19-2-800-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-19-2-800-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.pausacaffeblog.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/La-lettera-scarlatta-19-2-800.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Al secondo piano della Dogana c&#8217;\u00e8 uno stanzone dove i mattoni e le spoglie intelaiature di legno non sono mai stati ricoperti n\u00e9 intonacati. L&#8217;edificio, progettato in origine secondo dimensioni adeguate alla prosperit\u00e0 di cui aveva goduto il porto, e con una previsione di attivit\u00e0 futura che non si sarebbe mai concretata, racchiude molto pi\u00f9 spazio di quanto ne serva ai suoi occupanti.<br \/>\nQuesto ampio salone, sopra le stanze dell&#8217;esattore, \u00e8 rimasto fino a oggi incompiuto e, malgrado le vecchie ragnatele che ne decorano le intelaiature polverose, sembra aspettare ancora l&#8217;opera del carpentiere e del muratore. A un&#8217;estremit\u00e0 della stanza, in un ripostiglio, si trovavano dei barili accatastati, pieni di fasci di documenti ufficiali. Pacchi di simili scartoffie ingombravano il pavimento, ed era triste pensare a quanti giorni, settimane, mesi e anni d&#8217;attenzione erano stati sprecati su quei fogli ammuffiti, i quali ora non erano che un impiccio sulla terra, e se ne stavano nascosti in quell&#8217;angolo appartato dove nessun occhio umano li avrebbe mai pi\u00f9 visti. Ma in fondo, quali altri patrimoni letterari &#8211; non certo scritti con l&#8217;aridit\u00e0 della formalit\u00e0 d&#8217;ufficio, ma con l&#8217;immaginazione di cervelli fantasiosi e con le ricchezze di cuori sensibili erano caduti egualmente nell&#8217;oblio e, quel che \u00e8 peggio, senza ottenere lo scopo che avevano raggiunto quelle carte ammonticchiate; e, pi\u00f9 tristemente ancora, senza neppure procurare ai loro autori la comoda vita che veniva agli impiegati della Dogana dall&#8217;imbrattare le loro inutili carte! Non del tutto inutili, poi, come documenti di storia locale. Qui<br \/>\nindubbiamente si sarebbe potuto scoprire statistiche dell&#8217;antico commercio di Salem e memorie dei suoi potenti mercanti, il vecchio King Derby, il vecchio Billy Gray, il vecchio Simon Forrester e di molti altri magnati del tempo andato: le loro teste incipriate si erano appena posate nella tomba che i loro patrimoni avevano cominciato a scemare. Qui si potrebbero rintracciare i capostipiti della maggior parte delle famiglie che ora compongono l&#8217;aristocrazia di Salem, dai modesti e oscuri inizi dei loro traffici, in tempi di solito molto posteriori alla rivoluzione, fino al raggiungimento di una posizione che i loro discendenti considerano ormai ben consolidata.<br \/>\nPrima della rivoluzione c&#8217;\u00e8 una lacuna nei documenti, probabilmente perch\u00e9 gli atti e gli archivi della Dogana furono trasportati a Halifax quando tutti i funzionari del re seguirono l&#8217;esercito britannico nella sua fuga da Boston. Me ne sono rammaricato spesso, perch\u00e9 se quelle carte si fossero spinte indietro fino, diciamo, ai giorni del protettorato, avrebbero potuto contenere molti riferimenti a uomini noti o dimenticati, e ad antiche costumanze, che mi avrebbero dato la stessa gioia che provavo quando raccoglievo punte di frecce indiane nel campo vicino al vecchio presbiterio.<br \/>\nMa, un giorno triste e piovigginoso, ebbi la fortuna di fare una scoperta di un certo interesse. Frugando e<br \/>\nscavando tra queste scartoffie ammucchiate nell&#8217;angolo, aprendo ora l&#8217;uno ora l&#8217;altro documento e leggendo i nomi dei vascelli che molti anni prima erano sprofondati nell&#8217;oceano o erano marciti all&#8217;attracco, e quelli di mercanti di cui in Borsa oggi non si sente pi\u00f9 parlare, che il tempo ha reso difficilmente decifrabili sulle loro stesse pietre tombali; scorrendo dunque queste cose con quell&#8217;interesse triste, stanco e quasi riluttante che suscitano in noi le spoglie di un&#8217;attivit\u00e0 ormai defunta &#8211; ed esercitando la mia fantasia, impigrita dalla lunga inazione, nel cercare di ricreare con quelle vecchie ossa l&#8217;immagine dei giorni migliori della vecchia citt\u00e0, quando l&#8217;India era un paese nuovo, e soltanto Salem conosceva la rotta verso di essa, &#8211; mi capit\u00f2 in mano un pacchetto, avvolto con cura in un pezzo di vecchia pergamena gialla. Questo pacco aveva l&#8217;aria di un documento ufficiale di un&#8217;epoca assai lontana, quando gli impiegati ricoprivano della loro calligrafia rigida e formale materiali pi\u00f9 consistenti di quelli d&#8217;oggi. C&#8217;era in esso qualcosa che solleticava la mia curiosit\u00e0 istintiva e che mi costrinse a<br \/>\nsciogliere lo sbiadito nastro rosso che lo legava, con la sensazione che ci fosse dentro un tesoro da riportare alla luce.<br \/>\nScartando le rigide falde dell&#8217;involucro, trovai che si trattava della nomina, di pugno del governatore Shirley e col suo sigillo, di un tale Jonathan Pue, a sovrintendente della Dogana di Sua Maest\u00e0 per il porto di Salem, nella provincia della Baia del Massachusetts. Ricordai d&#8217;aver letto (forse negli &#8220;Annals&#8221; di Felt) la notizia del decesso del signor sovrintendente Pue, circa ottant&#8217;anni prima; e anche un giornale, in tempi recenti, portava il resoconto della riesumazione dei suoi resti nel piccolo cimitero della chiesa di Saint Peter, durante un restauro dell&#8217;edificio.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Ma quel che attrasse con pi\u00f9 forza la mia attenzione per il pacchetto misterioso fu un oggetto di prezioso tessuto rosso molto consunto e sbiadito. In esso si potevano ancora vedere tracce di ricami d&#8217;oro, che per\u00f2 erano molto malridotti e talmente scoloriti che dell&#8217;originario luccicch\u00eco nulla restava, o almeno molto poco. Era facile vedere che era opera di una ricamatrice abilissima, e il punto (come mi hanno assicurato delle signore iniziate a questi misteri) testimonia un&#8217;arte ormai scomparsa, che non potrebbe essere riscoperta neppure disfacendone i fili. Questo straccio di stoffa rossa, perch\u00e9 il tempo, l&#8217;uso e la tarma sacrilega lo avevano ridotto a poco pi\u00f9 di uno straccio, assumeva, a un pi\u00f9 attento esame, la forma di una lettera. Era una A maiuscola. Una misurazione accurata dimostr\u00f2 che ogni asta era lunga tre pollici e un quarto. Era chiaro che si era voluto farne un articolo di vestiario, un ornamento, ma come dovesse essere portato, quale rango, carica o dignit\u00e0 comportasse in passato, era un rebus che (tanto sono effimere le passioni del mondo per questi particolari) non avevo molte speranze di risolvere. La lettera serbava per me uno strano interesse, e vecchia e scarlatta com&#8217;era, i miei occhi si fissavano su di essa e non riuscivano a staccarsene. Certo doveva esserci in essa qualche profondo significato, che ben sarebbe valso le fatiche di un&#8217;interpretazione, e che, allo stato attuale, aveva per me qualcosa del simbolo mistico, che si comunicava impercettibilmente ai miei sensi, ma sfuggiva all&#8217;analisi della mia mente.<br \/>\nRimuginando tra me questi pensieri, e vagliando, tra le altre possibilit\u00e0, quella che la lettera fosse una di quelle decorazioni che i bianchi indossavano per fare effetto agli indiani, me l&#8217;appoggiai casualmente sul petto. Mi parve allora, rida pure il lettore, ma non dubiti della mia parola, mi parve di provare una sensazione, per nulla fisica, ma tuttavia quasi corporea, di un calore bruciante, come se la lettera non fosse stata di stoffa, ma di ferro rovente. Rabbrividii, e involontariamente la lasciai cadere a terra.<br \/>\nAssorto nella contemplazione della lettera scarlatta non mi ero curato fino a quel momento di esaminare il rotolino di carta ingiallita attorno al quale essa era avvolta. Lo aprii dunque, ed ebbi la soddisfazione di scoprire una spiegazione quasi completa di tutta la storia di mano del vecchio sovrintendente. Erano parecchi fogli protocollo che contenevano molti particolari concernenti la vita e l&#8217;adulterio di una certa Hester Prynne, che sembrava essere stata un personaggio notevole agli occhi dei nostri antenati. Il periodo in cui si erano svolti i fatti in questione andava dai primi tempi della colonizzazione del Massachusetts alla fine del diciassettesimo secolo. Al tempo del signor sovrintendente Pue erano ancora in vita dei vecchi, dalla cui testimonianza egli aveva ricavato la sua storia, che la ricordavano, all&#8217;epoca della loro giovinezza, come una donna molto anziana, ma non decrepita, di portamento nobile e solenne. Da tempo immemorabile aveva preso l&#8217;abitudine di girare il paese come una specie di infermiera volontaria, e di fare del bene in ogni modo e in ogni forma le fosse possibile, non risparmiandosi neppure la fatica di dare consigli in ogni campo, e soprattutto in quello sentimentale, cos\u00ec da acquistarsi (com&#8217;\u00e8 inevitabile che succeda a chi faccia altrettanto) la venerazione e la fama di angelo presso molti, ma, credo, quella di importuna e di noiosa presso altri. Studiando ulteriormente il singolare manoscritto vi scoprii il racconto di altre azioni e di altre sofferenze di questa donna straordinaria, la<br \/>\nmaggior parte delle quali il lettore potr\u00e0 trovare nella storia intitolata &#8220;La lettera scarlatta&#8221;; e bisogna sempre ricordarsi che i fatti principali di questa storia hanno i crismi e l&#8217;autenticazione del signor sovrintendente Pue. Il manoscritto originale e la stessa lettera scarlatta, reliquia veramente insolita, sono ancora in mio possesso, e sar\u00f2 lieto di mostrarli a chiunque sia stato spinto dall&#8217;interesse presentato dal mio racconto al desiderio di vederli. Non voglio dire di essermi limitato, nella stesura dell&#8217;opera e nella descrizione dei sentimenti e delle passioni che spinsero ad agire i personaggi che vi compaiono, alla mezza dozzina di fogli protocollo del vecchio sovrintendente; al contrario, mi sono permesso in questo campo quasi o del tutto la stessa libert\u00e0 di cui mi sarei servito se i fatti fossero stati frutto della mia immaginazione. Insisto soltanto sull&#8217;autenticit\u00e0 dell&#8217;abbozzo.<br \/>\nQuesto avvenimento riport\u00f2 in parte i miei pensieri sulla vecchia strada. Mi parve di avere trovato un buon soggetto per un romanzo.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Alla storia di Hester Prynne, quindi, dedicai molto studio. Fu l&#8217;oggetto delle mie meditazioni per molte ore, mentre misuravo a grandi passi la mia stanza da un capo all&#8217;altro, o compivo per la centesima volta il lungo tragitto tra la porta principale della Dogana e l&#8217;ingresso laterale, e viceversa. Era grande l&#8217;insofferenza e la noia del vecchio ispettore, dei pesatori e dei misuratori, i cui pisolini erano disturbati dallo spietato rimbombo dei miei passi concitati all&#8217;andata e al ritorno: essi fecero appello alle loro antiche abitudini, e cominciarono a dire che il sovrintendente passeggiava sul cassero. Credevano probabilmente che il mio unico scopo (e, certo, il solo per il quale un uomo sano di mente potesse mettersi in moto di sua spontanea volont\u00e0) fosse di farmi venire appetito per il pranzo; e, a dire il vero, un certo appetito, aguzzato dal vento di levante che molto spesso soffiava nel corridoio, era l&#8217;unico risultato apprezzabile di tanto indefesso esercizio. L&#8217;atmosfera di una Dogana \u00e8 cos\u00ec poco adatta ai frutti delicati della fantasia e della sensibilit\u00e0 che anche se ci fossi rimasto per altre dieci presidenze, non credo che il racconto de &#8220;La lettera scarlatta&#8221; sarebbe mai stato presentato al pubblico. La mia immaginazione era uno specchio appannato: non riusciva a riflettere, o rifletteva solo con deplorevole opacit\u00e0, le immagini con le quali studiavo di popolarla. I personaggi del romanzo non si arroventavano e non diventavano malleabili a dispetto di ogni fuoco che riuscissi ad attizzare nella mia fucina intellettuale. Non acquistavano n\u00e9 il calore della passione n\u00e9 la tenerezza del sentimento, ma serbavano tutta la rigidit\u00e0 di cadaveri, e mi contemplavano con uno spettrale sogghigno di sfida. &#8220;Che cosa hai tu da spartire con noi?&#8221; sembrava dire quell&#8217;espressione. &#8220;Quell&#8217;ombra di poteri che una volta esercitavi sulla stirpe delle immagini \u00e8 ormai scomparsa! Sei tu che l&#8217;hai barattata per una manciata di denaro pubblico: vattene a guadagnare il tuo stipendio!&#8221;. Insomma, le torpide larve della mia stessa fantasia mi schernivano e mi davano dell&#8217;imbecille, e non senza buone ragioni.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da questo romanzo sono stati tratti parecchi film:<br \/>\n1926 &#8211; La lettera rossa, regia di Victor Sj\u00f6str\u00f6m, con Lillian Gish e Lars Hanson<br \/>\n1934 &#8211; The Scarlet Letter, regia di Robert G. Vignola, con Colleen Moore e Hardie Albright<br \/>\n1973 &#8211; <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/lettera-scarlatta-Senta-Berger\/dp\/B0041KWVHA\/ref=as_li_ss_tl?s=dvd&amp;ie=UTF8&amp;qid=1478700618&amp;sr=1-2&amp;keywords=La+lettera+scarlatta&amp;linkCode=ll1&amp;tag=pausacaffeblo-21&amp;linkId=d385d5d33907b5ca61ec349301e5ea87\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La lettera scarlatta<\/a>, regia di Wim Wenders, con Senta Berger<br \/>\n1995 &#8211; <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/lettera-scarlatta-Demi-Moore\/dp\/B000SL1W7G\/ref=as_li_ss_tl?s=dvd&amp;ie=UTF8&amp;qid=1478700618&amp;sr=1-1&amp;keywords=La+lettera+scarlatta&amp;linkCode=ll1&amp;tag=pausacaffeblo-21&amp;linkId=f2db670385c0b0f6772c8c818df4d79b\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La lettera scarlatta<\/a>, regia di Roland Joff\u00e9, con Demi Moore, Gary Oldman e Robert Duvall.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Se vuoi <a href=\"https:\/\/amzn.to\/3C3u5HD\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ACQUISTA<\/a> il libro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lettera scarlatta \u00e8 un classico della letteratura statunitense scritto da Nathaniel Hawthorne, fu pubblicato nel 1850, tutt&#8217;oggi rimane uno dei libri pi\u00f9 venduti in America, oltre ad essere uno dei pi\u00f9 importanti della letteratura americana del diciannovesimo secolo. 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