Dacia Maraini – La vacanza

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La vacanza è il romanzo d’esordio di Dacia Maraini, pubblicato nel 1962, che racconta in modo scarno, con sguardo fermo e oggettivo, la breve stagione estiva di una ragazzina che  fa i conti col suo divenire donna, con scoperte crude e dolorose, persa nel mondo che la circonda e senza quei punti di riferimento di cui è in costante ricerca.

“Scendemmo le scale di corsa, e percorremmo il lungo corridoio senza incontrare una suora. Era l’ora della siesta. Le persiane erano accostate e ci si vedeva appena.
La vecchia portiera ci aprì brontolando: – Quando escono da qui non si sa mai come tornino -. Da tanti anni che ero in collegio, l’avevo sempre vista seduta goffamente nel suo giubbotto, col grembiule nero addosso e lo scialle rosa sdrucito gettato sulle spalle. – Andate al mare? – chiese, e ci guardò con rancore. – Attenti ai colpi di freddo, – continuò lasciandoci passare. Poi, tirò a sé la porta con fracasso.”

Anna e Giovanni, lei adolescente taciturna e attonita, lui più piccolo e fragile, escono dall’odiato collegio di suore per trascorrere una vacanza in famiglia, un piccolo paese di mare vicino a Roma, dove vivono il padre e la matrigna, per sfuggire ai bombardamenti.
E’ un’estate speciale: quella del 1943. L’Italia, fascista ancora per poco, è sospesa tra due guerre e divisa. Ma il rombo degli aerei che passano per bombardare chissà dove intacca appena la tranquilla cerimonia estiva: il sole che brucia la pelle, le gite in pattino, l’appuntamento quotidiano ai bagni Savoia.
Si fa largo un pesante malessere, nonostante l’indolenza dei giorni estivi e l’ottimismo spavaldo di chi ancora crede in una vittoria sempre più lontana.
Anna conosce ragazzi, uomini maturi e vecchi, li subisce e li provoca, attraverso loro cerca di scoprire i turbamenti del corpo, di capire la propria femminilità non ancora pienamente espressa, mentre spia e invidia quella della matrigna. La sua mente è pervasa dall’eros, con cui guarda e tenta di decifrare il decadente mondo che la circonda. Anna non decide di diventare adulta e lo fa entrando nel gioco delle parti senza apparente emozione. Ama essere guardata, si spoglia con facilità di fronte a uomini inebetiti e squallidi, affacciandosi così all’età adulta attraverso esperienze sessuali di donna-oggetto.
Nel tentativo di cogliere la chiave di lettura dell’amore, nella squallida povertà della periferia romana, entra in contatto anche con gli ambienti della pedofilia. Scanno, un vecchio dottore, manifesta un’intensa attrazione per il suo corpo, l’uomo osa solo toccarle i seni e subito si contrae con un’espressione mista di dolore e di piacere, poi le offre dei soldi, che lei accetta. Anna si chiede se quello è l’amore, nessuna risposta, solo un senso di alienazione e vuoto, una vacanza.

Il romanzo affronta il complesso periodo dell’adolescenza, un libro duro. Anna affronta l’amore, quello vissuto dai grandi, come un rapido incontro, molto silenzio e un grumo di pensieri nella testa, e usa il corpo denudato quasi fosse un velo ultimo ai segreti che si porta dentro. Una denuncia del mondo adulto, borghese e ipocrita, pigro e silenzioso. A distanza di molti anni dalla prima uscita, La vacanza si rivela l’opera di un esordiente eccezionalmente dotata e coraggisa nell’ affrontare temi come la sessualità adolescenziale e la pedofilia.

Fu scritto tra il 1960 e il 1961, quando l’autrice è una giovane sposa, di circa ventitré anni e con il marito Lucio Pozzi, studente d’architettura e promettente pittore, condivide a Roma una vita di Bohème, insieme ad amici pittori e intellettuali, lcuni di loro più tardi formeranno la neoavanguardia del Gruppo ’63, un movimento letterario che si costituì a Palermo nell’ottobre del 1963. La critica stroncò il libro, accusandolo di perversione sessuale e pornografia.

“Quella ragazza”, scrive Dacia Maraini parlando di una sé stessa così lontana da poter essere guardata quasi come un’estranea, “a diciassette anni ha cominciato a scrivere un romanzo asciutto e ruvido che ha voluto chiamare La vacanza, ma non nel senso di uno svago o di un viaggio festoso, bensì di un vuoto; un vuoto che le faceva torcere il collo in un gesto dolente di ricerca: chi e che cosa c’era al di là della porta, al di là della strada, al di là del fiume, al di là della città? Qualcosa di sensato, per cui valesse la pena di sacrificarsi, oppure solo pena e confusione?”


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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