Stefani Benni – Prendiluna (Recensione)

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Prendiluna è una fiaba surreale scritta da Stefano Benni, pubblicata nel 2017, che ci trascina in un mondo magico, dove una notte un gatto fantasma appare a Prendiluna, una maestra in pensione, e le affida una missione.

“I numeri ordinano il mondo, ma abbiamo bisogno anche di disordine, sogni e patatine fritte.”

Una notte in una casa nel bosco, un gatto fantasma affida a Prendiluna, una vecchia maestra in pensione, una Missione da cui dipendono le sorti dell’umanità. Dieci Mici devono essere consegnati a dieci Giusti. È vero o è una allucinazione?

“La signora Prendiluna era stata un’ottima insegnante, financo vicepreside, in un piccolo liceo classico da cui erano usciti parecchi perditempo, diverse brave persone e anche alcuni vips; una presentatrice televisiva, uno scrittore di romanzi gialli, un sindaco tangentofago e un assassino seriale.”

Da questo momento non saprete mai dove vi trovate, se in un mondo onirico farsesco e imprevedibile, in un incubo Matrioska o un Trisogno profetico, se state vivendo nel delirio di un pazzo o nella crudele realtà dei nostri tempi. Incontrerete personaggi magici, comici, crudeli.

“Se impari a giocare col pallone vero puoi diventare un campione, ma se sai giocare col Pallone Invisibile sei quello che vuoi tu, sei tutti i campioni che ci sono al mondo.”

Dolcino l’eretico e Michele l’arcangelo, forse creature celesti, forse soltanto due matti scappati da una clinica, che vogliono punire Dio per il dolore che dà al mondo. Un enigmatico killer-diavolo, misteriosamente legato a Michele. Il dio Chiomadoro e la setta degli Annibaliani, con i loro orribili segreti e il loro disegno di potere. E altri vecchi allievi di Prendiluna, Enrico il bello, Clotilde la regina del sex shop, Fiordaliso la geniale matematica. E il dolce fantasma di Margherita, amore di Dolcino, uccisa dalla setta di Chiomadoro. E conosceremo Aiace l’odiatore cibernetico e lo scienziato Cervo Lucano che insegna agli insetti come ereditare la terra. Viaggeremo attraverso il triste rettilario del mondo televisivo, e la gioia dei bambini che sanno giocare al Pallone Invisibile, periferie desolate e tunnel dove si nascondono i dannati della città. Conosceremo Sylvia la gatta poetessa, Jorge il gatto telepatico, Prufrock dalle nove vite, Hamlet il pianista stregone, il commissario Garbuglio che vorrebbe diventare un divo dello schermo e lo psichiatra depresso Felison. Incontreremo l’ultracentenaria suor Scolastica, strega malvagia e insonne in preda ai rimorsi, i Bambini Assassini e i marines seminaristi.
Fino all’università Maxonia, dove il sogno diventerà una tragica mortale battaglia e ognuno incontrerà il suo destino, Prendiluna saprà se la Missione è riuscita, l’arcangelo Michele combatterà il suo misterioso fratello-nemico e Dolcino sfiderà Dio nella sua alta torre, per portargli la rabbia degli uomini. E ci sveglieremo alla fine sulla luna, o in riva al mare, o nella dilaniata realtà del nostro presente.

“La verità non è una cosa che si porta in tasca e si mostra, non è una lucetta che ti si accende sulla fronte segnalando “ecco, sta dicendo il vero”.
Noi vorremmo stringerla in pugno, chiuderla in una scatola o in una cella. Ma la verità è un fiato nel buio. Bisogna avere la pazienza di ascoltare, poco alla volta distingui le parole, e lei appare. E quando la verità alza la voce e urla troppo forte, allora qualcuno si chiude le orecchie oppure spara per farla tacere.”

Una penna spietata quella di Benni per questo racconto fantastico, ironico, dissacrante e provocatorio, una favola surreale, dove il sorriso si trasforma in riflessione amara, dove il sogno fantastico diventa incubo, dove la realtà diviene delirio per poi scoprire che, tolte le maschere del sogno e chiuso il libro, è tutto vero. Una lettura non per tutti perché bisogna amare lo stile eclettico dell’autore che gioca con le parole e con le regole della scrittura e se è vero che un libro deve smuove qualcosa, nel bene e nel male, questo lo fa. Non è tra i miei preferiti di questo autore, ne consiglio comunque la lettura, sono certa che qualcosa vi resterà all’interno del vostro bagaglio personale.

1.
Ariel

La vecchia guardava la luna, e viceversa.
Era seduta nella veranda, e le sembrò che l’astro puntasse un raggio splendente sul prato, come per illuminare un palcoscenico.
Sentì un crepitio, simile a quello degli stecchi che bruciano nel fuoco. Poi un tic tac. Le ricordava qualcosa…
Ecco. Il crepitare erano archi o zampette che si accordavano. Il ticchettio era il battere della bacchetta sullo spartito. Il direttore di orchestra avvertiva i musicisti che era ora di esibirsi.
E infatti, un istante dopo, scoppiò un concerto di grilli entusiasti. Cantavano come se festeggiassero qualcosa. Forse un compleanno. E per un grillo un compleanno è una cosa seria, perché vive un anno solo.
Dal profondo del buio risuonò il verso di un uccello notturno.
Né lamento né gioia: un canto filosofico, un dubbio, una domanda.

La vecchia si sentiva un po’ sola. I Diecimici erano tutti nel bosco, ed era strano, a quell’ora di solito dormivano variamente spalmati per la casa. Ma quella notte erano usciti in fretta, come se volessero nascondersi. La vecchia scrutava nel prato, e nel colonnato degli abeti.
Da un momento all’altro si aspettava che un’ombra spuntasse dal buio, portando in bocca un piccolo dono crudele, il cadavere di una talpa o un topo straziato. Ma niente si muoveva.
Lanciò un fischio di richiamo. Le risposero alcune note flebili che presto divennero un miagolio alto, doloroso, ipnotico. Come un rosario davanti al camino. Janua coeli, Stella matutina, Regina felium. Salì d’intensità, divenne un coro selvaggio, e si alzò un vento tiepido…
Poi il buio fu graffiato da un suono stridulo, come se qualcuno avesse urtato la puntina di un vecchio giradischi, e scese il silenzio. Un silenzio innaturale che fermò il brivido delle foglie, la marcia dei vermi e il gemito del ceppo nel fuoco.
La vecchia sentì all’improvviso battere il cuore.
Si accorse così, dopo tanto tempo, che aveva un cuore, che lo aveva ospitato per tutti quegli anni e forse si era un po’ consumato.
Allora cercò di respirare forte e ingoiare il fresco della notte, odor di menta e rugiada e fiato di grilli.
Ma una luce azzurra, come un’alba improvvisa, la sorprese.

Sullo sfondo degli alberi apparve suo figlio immaginario, che portava in una mano una lampada e nell’altra il secchio del pozzo. Sorrise e svanì.
Poi la vecchia rivide un cervo ferito e zoppo che aveva incontrato nel bosco a sette anni.
E tutti i funghi che aveva raccolto nella sua vita, una montagna profumata.
E la volta che vide il fiume diventare pietra, e i pugnali di ghiaccio della cascata.
E una pagnotta gigantesca, calda e fragrante che volava come un’astronave, fatta da lei, da sua madre, da sua nonna…
E quella volta che un fulmine affamato entrò dal camino e rubò una lepre dallo spiedo.
E un ragazzo bello e odoroso di letamaio che la baciava nella cabina della mietitrebbia.
E ricordò che, quando era piccola, vide per la prima volta la luna piena e la sorpresero mentre saltava e gridava perché voleva afferrarla e tirarla giù.
Quel giorno lontano era nato il suo soprannome, Prendiluna.


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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