Le filastrocche resistono indisturbate

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filastrocche (3)Le filastrocche per bambini tramandate da generazione in generazione, compagne della nostra infanzia, ricordi di momenti allegri, della pazienza dei nonni, ma anche della strada, palcoscenico di giochi, dove le conte erano padrone.
E’ un vero miracolo che oggi, nell’era della tecnologia, siano sopravvissute a TV e internet, rimanendo vive nell’infanzia dei bambini moderni, creando altri ricordi allegri, oltre ad essere un valido metodo didattico trasformato in un gioco divertente ed educativo, servono a sviluppare il linguaggio e il ritmo e allenano la memoria. Sin dall’antichità, le filastrocche, sono servite anche per trasmettere conoscenze, per insegnare a contare, le stagioni, imparare le buone maniere e favorire il sonno, sono dei veri e propri strumenti al servizio dei bambini come riportato in questo post sulle Filastrocche.

Trenta giorni ha novembre
con april, giugno e settembre.
Di ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno

Cos’è la filastrocca?
In letteratura la filastrocca è un tipo di componimento breve con ripetizione di sillabe a un ritmo cadenzato. La parola filastrocca, deriva dal termine popolare toscano filastroccola.
Solo a partire dal 1700 sono state raccolte in antologie le filastrocche che fino a quel momento erano state tramandate solo oralmente di madre in figlio, di compagno in compagno e per questo spesso erano in dialetto, infatti di una stessa filastrocca a volte esistono più varianti a seconda delle diverse aree geografiche.
Componimenti simili alle filastrocche si trovano nella poesia burlesca. Oggi si trovano anche tantissime storie/fiabe, anche quelle antiche più conosciute, riproposte e raccontate in rima.

Fanno parte delle filastrocche anche:

le ninne nanne, che servono a far addormentare i bambini;

filastrocche (2)Ninna nanna, ninna oh,
questo bimbo a chi lo do?
Lo darò alla Befana
Che lo tiene una settimana
Lo darò all’Uomo Nero
Che lo tiene un anno intero
Lo darò all’Uomo Bianco
Che le tiene finché è stanco
lo darò alla regina
che lo tiene una mattina
Se lo do alla sua mamma,
gli fa fare tanta nanna.

gli scioglilingua, giochi di parole difficili da pronunciare rapidamente;

Apelle figlio d’Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio d’Apollo.

le conte, utilizzate per estrarre a sorte uno dei componenti di un gruppo;

Ambarabà ciccì coccò
tre civette (o scimmiette) sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore;
il dottore si ammalò:
ambarabà ciccì coccò!

gli indovinelli, un enigma breve strutturato con metrica da filastrocca.

Son modesto e laborioso, son paziente ed operoso. Ho gli orecchi lunghi assai. Indovina dunque tu: chi son io? Dimmelo, tu … (Asino)

In Italia il più noto autore di filastrocche è Gianni Rodari.

filastrocchePer colpa di un accento

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.

Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.

Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.

Questa invece è una filastrocca siciliana che ricordo con affetto:

filastrocche (4)U Re Bafè

C’era una volta un Re,
bafè biscotto e minè
che avevauna figlia, bafigghia,
biscotto e minigghia.
Questa figlia, bafigghia,
biscotto e minigghia,
aveva un uccello, bafeddu,
biscotto e mineddu.
Un giorno quest’uccello, bafeddu,
biscotto e mineddu, volò.
Allora il Re, bafè,
biscotto e minè disse:
a chi trova l’uccello, bafeddu,
biscotto e mineddu,
gli dò a mia figlia,
bafigghia, biscotto e minigghia.
Io ho trovato l’uccello, bafeddu,
biscottu, e mineddu,
gli disse un ragazzo, bavoso, lercio,
biscotto e minusu.
Allora, il Re bafè,
biscotto e minè gli disse:
e io per un uccello bafeddu,
biscotto e mineddu,
ti davo a mia figlia bafigghia,
biscotto e minigghia?
Ah! vattene,
bavoso, lercio, murvusu,
biscotto e minusu.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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