Michael Connelly – La strategia di Bosch

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La strategia di Bosch è un romanzo thriller dello scrittore statunitense Michael Connelly, pubblicato in Italia nel maggio 2016, con protagonista il detective Harry Bosch.

“Bosch sapeva benissimo che i morti erano morti e non soffrivano più per le crudeltà della vita, ma ciò nonostante pensava che a un certo punto si dovesse dire basta. La morte non doveva essere un sollievo dalle torture dell’esistenza?”

Nell’ Unità Casi Irrisolti della polizia di Los Angeles non succede spesso di doversi occupare di una vittima morta con dieci anni di ritardo rispetto alle intenzioni dell’omicida. L’uomo era riuscito a resistere tutto quel tempo con un proiettile nella schiena, senza che si potesse individuare chi era stato a tentare di ucciderlo. E ora a Bosch tocca risolvere un caso in cui il cadavere è ancora caldo, ma gli indizi e le eventuali prove si sono dissolti da tempo. Un compito difficile anche per un veterano come lui, ma ancor più per la sua giovane partner, Lucia Soto, che non ha alcuna esperienza di omicidi.
Il morto è un mariachi, uno di quei musicisti messicani che suonano per tradizione alle feste, e quando era stato ferito non c’era niente nella sua vita che potesse spiegare il tentativo di ucciderlo, tanto che all’inizio si era pensato a un proiettile vagante. Ma ora Bosch sa che forse è proprio da lì, da quel proiettile, che deve iniziare la sua indagine, un’indagine che spalancherà abissi di avidità e corruzione.
Fino a coinvolgere un altro caso irrisolto, avvenuto vent’anni prima: un incendio che aveva causato la morte di molti bambini in un asilo non autorizzato. Toccherà a Bosch e a Lucia Soto trovare i collegamenti tra i due casi e sciogliere i nodi che impediscono di raggiungere la verità. Lo faranno, spesso a modo loro, o più precisamente alla maniera di Bosch: aggirando i divieti, sfidando la burocrazia e rischiando molto sul piano personale.
Man mano che l’indagine procede, Michael Connelly ci fa capire ancora una volta quello che rende Bosch così speciale. E una cosa è certa: qualsiasi cosa l’inimitabile Harry sceglierà di fare in futuro, lo accompagneremo volentieri nel suo viaggio.

“Tornarono in silenzio al loro cubicolo. Bosch si rese conto di aver stretto i denti con tanta forza che gli faceva male la mandibola. Tentò di rilassarsi, ma senza successo.”

Le recensioni parlano di lettori soddisfatti, di fan entusiasti di ritrovare il grande Connelly.

A BOSCH SEMBRAVA UNA TORTURA aggiunta a un’altra tortura.
Corazón era china sul tavolo d’acciaio, le mani insanguinate e coperte dai guanti immerse nel torso sventrato. Usava il forcipe e uno strumento a lama lunga che chiamava “coltello da burro”. Corazón non era alta e doveva alzarsi sulle punte dei piedi, facendo leva con l’anca contro il lato del tavolo autoptico.
Ciò che turbava Bosch era il fatto che quel corpo fosse già stato violato fin troppo. Tutte e due le gambe amputate, un braccio staccato all’altezza della spalla, le cicatrici dell’operazione ancora rosse, anche se vecchie. L’uomo aveva la bocca aperta in un grido silenzioso, gli occhi rivolti in alto come chiedendo pietà al suo Dio. Bosch sapeva benissimo che i morti erano morti e non soffrivano più per le crudeltà della vita, ma ciò nonostante pensava che a un certo punto si dovesse dire basta. La morte non doveva essere un sollievo dalle torture dell’esistenza?
In ogni modo non disse nulla. Restò muto a osservare, come aveva fatto già centinaia di volte. Il proiettile che Corazón stava tentando di estrarre dalla spina dorsale di Orlando Merced era più importante del senso di offesa e del desiderio di mettere fine alle atrocità alle quali era sottoposto quel povero corpo.
Corazón poggiò i tacchi a terra per riposarsi. Sospirò, appannando per un attimo il visore in plastica, poi lo guardò.
«Ci siamo quasi» disse. «Sai, hanno fatto bene a non tentare di estrarlo, all’epoca. Avrebbero dovuto segargli completamente la T 12.»
Bosch annuì, sapendo che si riferiva a una vertebra.
Lei tornò a voltarsi verso il tavolo, dove aveva poggiato i suoi strumenti.
«Ho bisogno di un’altra cosa…»
Mise il coltello da burro in un lavandino d’acciaio, quasi completamente pieno d’acqua. Mosse la mano lungo una fila di strumenti sterilizzati, a sinistra del lavandino, e scelse un punteruolo lungo e sottile. Si rimise al lavoro dentro il torace della vittima. Tutti gli organi e gli intestini erano stati rimossi, pesati e inseriti in apposite buste, lasciando solo il guscio vuoto formato dalle costole aperte. Corazón tornò a sollevarsi sulle punte dei piedi e con l’aiuto del punteruolo d’acciaio finalmente riuscì a staccare il proiettile dalla colonna vertebrale. Bosch lo udì rotolare nella gabbia toracica.
«Preso!»
Tirò fuori le braccia dal cadavere, mise giù il punteruolo e spruzzò il forcipe con il tubo dell’acqua annesso al tavolo. Poi lo sollevò per esaminare il proiettile. Premette con un piede il tasto sul pavimento per accendere il registratore, e cominciò a parlare.
«È stato estratto un proiettile, in cattive condizioni e molto appiattito, dalla parte anteriore della vertebra T 12. Dopo averlo fotografato e contrassegnato con le mie iniziali lo cederò al detective Hieronymus Bosch dell’Unità Casi Irrisolti del dipartimento di polizia di Los Angeles.»
Schiacciò di nuovo il tasto con il piede, smettendo di registrare.
«Scusa, Harry, mi conosci, sono una maniaca delle regole.»
«Non credevo te ne ricordassi.»
Pochissime persone conoscevano il suo nome completo. Bosch e Corazón avevano avuto una breve storia, in passato.
«Ovvio che lo ricordo» protestò lei, fintamente scandalizzata.
Irradiava quasi un’aura di umiltà, che in passato le mancava del tutto. Teresa Corazón era un’arrampicatrice sociale e alla fine aveva ottenuto ciò che voleva: il posto da primario del reparto di medicina legale, con tutti gli annessi e connessi, compreso un reality show in televisione. Ma quando qualcuno arriva in cima alla scala di un ente pubblico, automaticamente diventa un politico, e i politici possono cadere in disgrazia. Teresa era caduta, e adesso era di nuovo al punto di partenza: sostituto coroner, con pratiche da sbrigare e un ufficio come tutti gli altri. Ma le avevano almeno lasciato la suite privata per le autopsie. Per il momento.
Portò il reperto al banco di lavoro, dove lo fotografò e lo siglò con una penna nera indelebile. Poi lo lasciò cadere nella piccola busta da prove. Bosch appose sulla busta le iniziali di entrambi, come richiesto dalla procedura, quindi osservò il proiettile schiacciato attraverso la plastica trasparente. Gli sembrava un calibro .308, il che voleva dire che era stato sparato da un fucile. Se fosse stato confermato, sarebbe stato un particolare importante per l’indagine.
«Resti fino alla fine, o ti interessava solo questo?»
Il tono di Corazón sembrava implicare che tra loro ci fosse ancora qualcosa. Bosch sollevò la busta.
«Meglio che vada, per avviare i test sul proiettile. Abbiamo molti occhi addosso, riguardo a questo caso.»
«Capisco. Bene, allora finisco da sola. Cosa ne è stato della tua partner? Non era con te in corridoio?»
«Doveva fare una telefonata.»
«Ah, credevo volesse lasciarci un po’ soli. Le hai parlato di noi?»
Sorrise, sbattendo le ciglia, e Bosch distolse lo sguardo, imbarazzato.
«No, Teresa. Sai che io non parlo di queste cose.»
Lei annuì. «Non l’hai mai fatto. Sei un uomo che tiene per sé i suoi segreti.»
Bosch la guardò. «Ci provo. Inoltre, è stato molto tempo fa.»
«E la fiamma si è spenta, vero?»
Lui tornò al tema principale.
«Per quanto riguarda la causa della morte, non vedi nulla di diverso da ciò che è scritto sul referto dell’ospedale, giusto?»
Corazón scosse la testa, seguendolo su quel terreno. «No, nulla di diverso. Si tratta di sepsi. Avvelenamento del sangue, in termini profani. Scrivilo nel comunicato stampa.»
«E non hai problemi a collegare la sepsi al proiettile? Sei disposta a testimoniare in questo senso?»
Lei stava già annuendo prima che finisse la frase.
«Il signor Merced è morto a causa di un avvelenamento del sangue, ma io scriverò nel referto che si tratta di omicidio. Un omicidio durato dieci anni. E sono disposta a testimoniarlo. Spero proprio che quel proiettile ti aiuti a risalire all’assassino.»
Bosch annuì e chiuse il pugno intorno alla busta di plastica.
«Lo spero anch’io» disse.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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