Honoré De Balzac

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portrait-of-honore-de-balzac-1799-1850-after-a-daguerreotypeHonorè De Balzac, scrittore francese, considerato il principale maestro del romanzo realista francese del XIX secolo.

“Credete a tutto ciò che sentite sul conto del mondo, nulla è troppo brutto per essere impossibile.”

Honoré de Balzac nacque a Tours il 20 maggio 1799 da una famiglia dell’alta borghesia, il padre Bernard-François Balssa, di origine contadina, aveva raggiunto una posizione di rilievo nell’amministrazione dello Stato, aveva sposato Anne-Charlotte-Laure Sallambier (quando lui aveva 51 e lei 19 anni), dalla quale ebbe poi quattro figli (Honoré, Laure, Laurence e Henri).
La sua infanzia fu grigia e fredda, trascorsa in sostanziale solitudine, perché segnata dal disaccordo perenne che regnava fra i genitori.
Studiò come interno al collegio degli oratoriani di Vendôme, caratterizzato da una disciplina assai rigida e dalla grande pressione richiesta nello studio. Troppo per uno spirito libero e svagato come quello di Honorè. Lo stress, infatti, gli provocò una grossa prostrazione psichica, che lo costrinse addirittura ad un anno di inattività. Ripresi gli studi, si trasferì a Parigi con la famiglia. Nella capitale francese si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, e una volta conseguita la laurea, cominciò a vivere da solo, poichè la famiglia si trasferì in provincia.
Nel 1822 incominciò una relazione con la contessa Laure de Berny, di 22 anni più anziana e, parallelamente, iniziò i suoi primi esperimenti letterari nel campo del romanzo, da lui stesso presi in pochissima considerazione. In una mansarda del quartiere della Bastiglia, dal 1821 al 1829, da solo o in collaborazione con Auguste Le Poitevin, un editore commerciale, scrisse opere di narrativa popolare, firmandoli con pseudonimi come Horace de Saint-Aubin o Lord R’Hoone. L’attività letteraria, tuttavia, agli inizi era assai avara di soddisfazioni Sempre irrequieto e incapace di stare fermo, sia mentalmente che fisicamente, non ebbe certo il temperamento dello scrittore che si chiude nella classica torre d’avorio. Anzi, gli piaceva rischiare, sperimentare e si sentiva dentro anche un certo spirito imprenditoriale. Finanziato quindi da amanti e famiglia, una casa editrice, cui presto si affiancarono una tipografia e una fonderia di caratteri. I programmi erano molto ambiziosi, desidera affermarsi sul mercato ma, purtroppo, non fa che accumulare debiti, malgrado la geniale idea di inventare e lanciare una collana economica, autentica novità per l’epoca. Fu così costretto a chiudere tutte le attività che aveva faticosamente messo in piedi. Sul piano creativo, invece, cominciarono a vedersi i frutti di una certa maturità letteraria, raggiunta anche grazie alle numerose prove e sperimentazioni dei romanzi giovanili.

“Quando i fanciulli cominciano a vedere, sorridono; quando una fanciulla comincia a vedere il sentimento della natura, sorride come sorrideva da bambina.
Se la luce è il primo amore della vita, l’amore non è forse la luce del cuore?”

La prima opera di una certa importanza fu il romanzo storico, firmato col suo vero nome, “Gli Sciuani”, cui fece da sfondo la rivolta della Vandea. Il 1829 fu anche l’anno di quel capolavoro che è “La fisiologia del matrimonio”, che gli procurò grande notorietà in seguito allo scandalo e al polverone sollevato dal libello. La sua vita fu caratterizzata da un’intensa vita mondana, affiancata ad una frenetica attività di pubblicista, collaborando con diverse testate tra le quali “Revue des deux mondes”, “Reveu de Paris”, “La Silhouttee”, “La Caricature” e “Le Voleur”. Malgrado la relazione con la vecchia amante, scoppiò la passione infelice per la marchesa de Castrie.
Nel frattempo iniziò anche una relazione epistolare con la contessa Eva Hanska, che risultò poi essere la donna della sua vita. Nel 1833 stipulò un contratto editoriale per la pubblicazione di dodici volumi di “Usi e costumi nel diciottesimo secolo”, suddivisi in “Scene della vita privata, della vita di provincia e della vita parigina”. É in sostanza un abbozzo della futura “Commedia Umana”, l’immenso ciclo che Balzac aveva progettato di scrivere. Infatti nel 1834 Balzac concepì l’idea di fondere tutta la sua produzione narrativa in un’unica opera monumentale, un affresco composito della società francese del suo tempo, dal Primo impero alla Restaurazione. Un colossale progetto ispirato alle teorie dei naturalisti Jean-Baptiste de Lamarck ed Etienne Geoffroy Saint-Hilaire.
Il progetto fu compiuto per due terzi. Gli episodi più celebri sono “Papà Goriot”, “Eugénie Grandet”, “La cugina Betta”, “La ricerca dell’assoluto” e “Illusioni perdute”. In questi romanzi si coglie bene un aspetto del realismo di Balzac, ossia la sua attenzione agli elementi prosaici della vita di tutti i giorni. Lontani da ogni tipo di idealizzazione, i personaggi sono in genere ossessivamente invischiati in problemi materiali, come quelli del lavoro e del denaro. Quest’ultimo, in particolare, sembra emergere come perno della nuova società del tempo nonché come fonte di tutti i crimini.

“La maggior parte delle discussioni deriva dal vedere un solo lato delle questioni e dal credere che esso sia il solo giusto.”

Nel 1837 è braccato dai creditori. Inizia così una serie di viaggi, intrapresi sicuramente per interesse culturale, ma soprattutto per tenersi lontano dalle insistenti richieste di denaro che la scia di debiti prodotta inevitabilmente provocava. Venne in Italia e soggiornò per lungo tempo a Milano, dove frequentò il salotto della contessa Maffei, incontrandovi il gigante nostrano delle lettere, Alessandro Manzoni. Visitò poi Firenze, Venezia, Livorno, Genova. Intraprese un infruttuoso viaggio in Sardegna con la speranza di riattivare le locali miniere d’argento. Ritornato in patria, si accordò con un gruppo di editori per la pubblicazione delle sue opere complete secondo un piano a sua discrezione mentre da lì a poco morì il marito di Eva Hanska. Si aprì così finalmente la prospettiva di una stabile vita coniugale, ma le sue aspirazioni matrimoniali furono frustrate dalle remore di madame Hanska che temette di perdere i beni del marito sposando uno straniero. Il 24 aprile 1845 fu decorato cavaliere della Legion d’Onore. Malgrado il buon successo dei suoi libri e le attestazioni di stima da parte di Istituzioni e personalità, la sua situazione economica permane disastrosa. La salute, poi, fu in continuo peggioramento.
Il 14 marzo 1850 si celebrò il tanto sospirato matrimonio, ma le condizioni dello scrittore erano ormai disperate.
Pochi mesi per godersi il matrimonio e il 18 agosto Balzac morì. I funerali si svolsero solenni e commossi al Père-Lachaise di Parigi, con discorso commemorativo dell’amico che qualche anno prima aveva inutilmente caldeggiato la sua candidatura all’Académie de France, Victor Hugo.

“La pazienza è ciò che nell’uomo più assomiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni.”

Opere:
1829 – Gli Sciuani
1830 – La fisiologia del matrimonio
1830 – Scene della vita privata
1830 – Sarrasine
1830 – Il ballo di Sceaux
1831 – La pelle di zigrino
1831 – L’albergo rosso
1831 – Il capolavoro sconosciuto
1832 – Due Contes bruns
1832 – Il curato di Tours
1832 – Pierina
1832 – Louis Lambert
1832 – Il Colonnello Chabert
1833 – Un medico di campagna
1833 – Eugenia Grandet
1834 – La ricerca dell’assoluto
1834 – Papà Goriot
1835 – Séraphîta
1835 – La ragazza dagli occhi d’oro
1835 – Storia dei tredici
Ferragus
La duchessa di Langeais
La fanciulla dagli occhi d’oro
1836 – Giovanna la pallida
1836 – Il giglio della valle
1837 – Storia della grandezza e della decadenza di Cesare Birotteau
1837 – Le sollazzevoli istorie
1837 – Il Centenario
1838 – Gli impiegati
1838 – Voyage en Sardaigne
1839 – Béatrix
1841 – Un tenebroso affare
1842 – Memorie di due giovani spose
1842 – Casa da scapolo
1842 – La donna di trent’anni
1842 – Il colonnello Bridau
1843 – Illusioni perdute
1843 – La musa del dipartimento
1844 – Onorina
1844 – Un principe della Bohéme
1844 – Un agente d’affari
1844 – Gaudissart II
1846 – La cugina Bette
1846 – Piccole miserie della vita coniugale
1847 – Il cugino Pons
1847 – Splendori e miserie delle cortigiane
1847 – L’ultima incarnazione di Vautrin
1854 – Il deputato d’Arcis
1855 – I contadini – incompiuto, portato a termine dalla vedova
1856 – I piccoli borghesi – incompiuto, portato a termine da Charles Rabou


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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