Giornata della memoria

2

“Se Dio esiste, dovrà chiedermi perdono”.
Questa scritta è un graffio trovato su un muro di Auschwitz.

Il 27 gennaio del 1945 furono abbattuti i cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa e si spalancarono gli occhi sugli orrori dell’olocausto.
Dal 2000, quella data viene ricordata ogni anno in quello che stato definito il Giorno della Memoria, quella memoria che troppo spesso dimentichiamo di esercitare.

Una ricorrenza nata per commemorare la Shoah e tutto quello che di disumano ha comportato, insieme alla quale dovrebbero essere ricordati tutti gli altri stermini commessi in tutto il mondo: quello dei Nativi Americani, delle popolazioni dell’Africa (ad esempio quello Rwandese), quelli dei Balcani, per citare anche la situazione dei palestinesi di Gaza, perché secondo la mia visione dovrebbe servire non solo a commemorare, ma a tenere vivo questo ricordo in modo che non si possa più verificare, questa giornata deve essere celebrata ogni giorno, nelle nostre vite, perché come diceva Levi “ognuno è l’ebreo di qualcuno” e le grosse ingiustizie non sono finite con la chiusura dei campi di concentramento, purtroppo non riesco a conciliare questo passato col presente pensando a situazioni di oppressione che ancora esistono e che il mondo fa finta di non vedere, i figli e nipoti di quel dolore cosa hanno imparato?

Primo Levi pronuncia delle parole profetiche soprattutto con quello che sta avvenendo nel mondo, con il terrorismo predicato e praticato da masse fanatiche povere di cultura, piene di odio. Con le ideologie Naziste e fasciste che stanno rinascendo, con tantissime occupazioni e guerre di popoli lontani che nessuno sembra occuparsi, tanto sono lontane. La giornata della memoria serve a ricordare per non commettere gli stessi errori e se davvero vogliamo rendere giustizia ed omaggio a tutte le vittime dell’olocausto dobbiamo fare tutto che è in nostro potere per fare in modo che questo non avvenga più per nessun popolo.

“La storia dei campi di sterminio nazisti dovrebbe essere ricordata per tutti e sempre come permanente segnale di pericolo. A molti può accadere di ritenere che ogni straniero sia nemico. Questa convinzione è presente, forse inconsapevolmente, in fondo all’anima come una infezione latente e si manifesta spesso con atti individuali scoordinati. Ma quando il dogma inespresso diventa premessa di una ideologia, allora, al termine di tutto c’è il lager.”

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Versi introduttivi del romanzo testimonianza di Primo Levi “Se questo è un uomo”)

[…] Ora dopo ora, questa prima lunghissima giornata di antinferno volge al termine. Mentre il sole tramonta in un vortice di truci nubi sanguigne, ci fanno finalmente uscire dalla baracca. Ci daranno da bere? No, ci mettono ancora una volta in fila, ci conducono in un vasto piazzale che occupa il centro del campo, e ci dispongono meticolosamente inquadrati. Poi non accade più nulla per un’altra ora: sembra che si aspetti qualcuno. Una fanfara incomincia a suonare, accanto alla porta del campo: suona Rosamunda, la ben nota canzonetta sentimentale, e questo ci appare talmente strano che ci guardiamo l’un l’altro sogghignando; nasce in noi un’ombra di sollievo, forse tutte queste cerimonie non costituiscono che una colossale buffonata di gusto teutonico. Ma la fanfara, finita Rosamunda, continua a suonare altre marce, una dopo l’altra, ed ecco apparire i drappelli dei nostri compagni, che ritornano dal lavoro. Camminano in colonna per cinque: camminano con un’andatura strana, innaturale, dura, come fantocci rigidi fatti solo di ossa: ma camminano seguendo scrupolosamente il tempo della fanfara. Anche loro si dispongono come noi, secondo un ordine minuzioso, nella vasta piazza; quando l’ultimo drappello è rientrato, ci contano e ci ricontano per più di un’ora, avvengono lunghi controlli che sembrano tutti fare capo a un tale vestito a righe, il quale ne rende conto a un gruppetto di SS in pieno assetto di guerra. Finalmente (è ormai buio, ma il campo è fortemente illuminato da fanali e riflettori) si sente gridare “Absperre!”, al che tutte le squadre sì disfano in un viavai confuso e turbolento. Adesso non camminano più rigidi e impettiti come prima: ciascuno si trascina con sforzo evidente. Noto che tutti portano in mano o appesa alla cintura una scodella di lamiera grande quasi come un catino. […]
(Brano tratto romanzo testimonianza di Primo Levi “Se questo è un uomo”)


Condividi articolo

Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

2 commenti

  1. Milioni di persone commosse in occasione del “giorno della memoria”, anche oggi si nutriranno dei prodotti di veri e propri lager per animali, si vestiranno con capi ottenuti strappando pelliccia, pelle e vita da esseri senzienti.

    Ognuno, nel suo piccolo, può fermare gli olocausti dei quali ogni esemplare della nostra razza si rende colpevole. Ma capisco che sia più comodo fingere di indignarsi un giorno all’anno.

  2. Cara Galatea, ho letto il tuo commovente post e le citazioni dal grande autore Primo Levi altrettanto commoventi.
    Ho piacere che tu abbia citato altri stermini – sei l’unica – che sono dimenticati, ignorati, sviliti. Sono d’accordo, naturalmente, che la shoah è stata un’immane e disumana tragedia, ma non mi piace che si parli di questa e si ignori il resto. E poi, si, pensiamoci ogni giorno e cerchiamo ogni giorno di dare il nostro piccolo contributo, come possiamo e come sappiamo per evitare altri olocausti compresi quelli che riguardano animali indifesi, come giustamente ha scritto Alessandro C.

Scrivi un commento