Bracconieri uccidono il biancone ‘Pilar’

2

E’ morto per mano di un bracconiere sullo Stretto di Messina, Pilar, l’ultimo di una nidiata di cinque bianconi, grandi rapaci molto rari, studiata da naturalisti, seguiti tramite trasmettitore satellitare da un gruppo di ricercatori che ne stavano studiando le rotte migratorie.

E’ quanto denuncia Giacomo Dell’Omo, presidente Ornis italica che lancia l’allarme:
“il cento per cento di mortalità giovanile del campione seguito dal gruppo è stato causato dai bracconieri, è un dato molto preoccupante per la conservazione della specie. Gravissimi i danni all’ecosistema dovuti ai bracconieri”.

La strage dei rari esemplari di Biancone (Circaetus gallicus), detto anche Aquila dei Serpenti, è solo l’ultima di una serie tragica che nel primo mese di apertura della stagione venatoria ha visto in azione numerosi bracconieri che hanno puntato le loro armi su specie protette: ibis eremita, fenicotteri, cigni e cicogne bianche e nere fa sapere Dell’Omo, naturalista e presidente dell’associazione no profit “Ornis Italica”.

Il Presidente del Parco Luigi Lombardi nel commentare questo episodio ha così dichiarato:
“Ancora una volta questi vergognosi gesti di bracconaggio compromettono le diverse azioni positive messe in atto dagli enti gestori di aree protette, a cui spetta in primis il compito di attuare studi e programmi per garantire la tutela e la salvaguardia della Natura. Gli sforzi di conservazione compiuti nelle aree di nidificazione (come nel caso di Pilar, nato in Basilicata nel Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane), subiscono ancora una volta un danno irreparabile a causa di atti delinquenziali compiuti da “uomini” che non hanno alcun rispetto del patrimonio naturale e delle normative.
In questo caso infatti, la spregevole azione dei bracconieri, oltre ad aver colpito una specie particolarmente protetta, ha vanificato tutti gli sforzi di ricerca, anche economici, attuati dopo anni di programmazione a livello internazionale per migliorare le conoscenze sui comportamenti migratori di quest’aquila mediterranea.
Fenomeni di tale gravità sottolineano l’importanza e l’urgenza di rendere più severe le norme nazionali di tutela della fauna e di affiancarvi operazioni concrete e costanti di vigilanza del territorio da parte dei Corpi di Polizia preposti, al fine di contrastare fortemente questi atti di illegalità consolidata, compiuti altresì in epoca di pre-apertura dell’attività venatoria”.

Sullo Stretto di Messina anche se la barbara “tradizione” di uccidere i migratori primaverili sembra  essere diminuita grazie agli enormi sforzi di vigilanza di Associazioni ambientaliste e alle azioni di repressione da parte delle forze di polizia, sono purtroppo ancora frequenti gli episodi di bracconaggio. Ciò è dovuto al fatto che le norme penali italiane sono inadeguate rispetto alla gravità del fenomeno del bracconaggio dove ad esempio, l’uccisione di una specie protetta, come il Biancone, rappresenta un reato “contravvenzionale” punito molto spesso con una multa e soprattutto, agli scarsi controlli attuati sull’attività venatoria in molte aree del nostro Paese, che risultano particolarmente carenti nelle regioni meridionali.

Notizia tristissima, di cacciatori onesti stanno sulle dita di una mano il resto non ha rispetto per le altre forme viventi.
Siamo ad un punto veramente delicato in cui troppi sparano solo perché hanno il piacere di ammazzare senza fare distinzioni tra specie cacciabili e specie protette.
In Sicilia nel giro di due settimane hanno fatto fuori una cicogna nera e un biancone e sono purtroppo convinto che anche nel resto d’Italia le cose non vanno bene.

Fonte:
http://ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/index.shtml
http://altura-rapaci.blogspot.it/2012/10/abbattuto-fucilate-pilar-biancone-con.html


Condividi articolo

Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

2 commenti

    • Galatea

      Cara Ambra lo sai la stima grande che ho di te, ma in questo caso non sono d’accordo, la caccia non ha più senso solo nel momento in cui noi esseri umani smettiamo di mangiare carne, ma fino a quando questo non accade preferisco immaginare più naturale ed umano, un uomo che con la sua clava o fucile che sia si va a procurare il cibo, giusto e necessario, per la sua famiglia lasciando gli altri esemplari liberi di vivere, lasciando anche alla natura il suo lavoro, invece noi oggi siamo tutti contro la caccia, ma poi andiamo al supermercato e compriamo la carne senza chiederci da dove proviene, credo che gli allevamenti intensivi, che oggi sono la maggioranza siano la cosa più crudele che l’essere umano abbia escogitato, credo che siano più crudeli ancora della caccia perché sono totalmente contro natura, noi giornalmente direttamente o non indirettamente uccidiamo animali, ma con la differenza che li torturiamo e li facciamo soffrire pure durante tutta la loro, purtroppo in questi casi, breve esistenza. Con questo non voglio dire che sono pro caccia, ma cerco di guardare la realtà, io le ho viste queste realtà, sono stata anche al macello per lavoro e ti posso assicurare che non è un bello spettacolo.
      La nostra società ha deciso che è meglio far morire un animale dopo una vita di sofferenza, tagliandogli la gola e lasciandolo morire lentamente appeso, invece che rincorso e con una fucilettata, io personalmente non riesco a scegliere la morte migliore.

Scrivi un commento