Anne Rice – Taltos, il ritorno

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Taltos, il ritorno romanzo gotico scritto da Anne Rice, terzo capitolo della saga delle Streghe Mayfair, pubblicato nel 1994, dopo L’ora delle streghe e Il demone incarnato.

“Non ho mai smesso di amarti. Si è trattato di vanità e di superbia. E il silenzio, il silenzio era l’incapacità dell’anima di guarire e di ritrovare la forza, o forse solo il necessario rifugio che quell’anima cercava come un organismo egoista.”

Dietro i vetri di un grattacielo newyorkese un insolito personaggio osserva la neve ricoprire ogni cosa. Il suo nome è Ash Templeton. Agli occhi del mondo è un affascinante imprenditore, ma dietro il suo strano aspetto si cela un cupo segreto: è l’ultimo re dei Taltos, , creature splendide e altissime sospese fra superstizione, storia e mito, ma il suo destino è quello di essere anche l’ultimo rappresentante della sua razza, condannato da una maledizione a vagare senza amore né figli per l’eternità. Un re millenario la cui fine pare ormai segnata, a dispetto della leggenda che lo vuole destinato a tornare. Ma nelle verdi campagne inglesi qualcuno trama per assistere nuovamente all’arcano rituale dell’accoppiamento di quella favolosa razza, un sogno folle che rischia di far crollare le austere mura dell’Ordine del Talamasca ed à già costato la vita a uno dei suoi membri più illustri, imparentato con il clan delle streghe Mayfair. Una minaccia che mette a rischio l’intera famiglia nel cui sangue si cela lo spaventoso potere di generare i Taltos, un dono sciagurato che ha fatto sprofondare la bellissima Rowan in un limbo di torpore. Sarà lei a dover emergere da quelle nebbie per far fronte al pericolo e combattere i propri demoni. Un compito crudele che la porterà a incrociare la strada di Ash…

“Che cosa succede quando il dolore è così folle, quando ha eliminato qualunque altro pensiero, sentimento, speranza, sogno, stupore?
Alla fine giunge la spossatezza. Il corpo dice: Torna a dormire, adesso vai a riposare, non tormentarti. Nulla è cambiato. Le bambole fissano il mondo, come sempre faranno. E la terra divora ciò che è sepolto sotto di essa, come ha sempre fatto. Ma una dolce stanchezza si impadronisce dell’anima, e sembra possibile, del tutto possibile, aspettare prima di piangere, di soffrire, di morire e di giacere con loro, aspettare prima di farla finita, perché solo a quel punto ogni senso di colpa scompare, viene spazzato via, quando sei morta come loro.”

In confronto ai primi due capitoli della trilogia questo è molto più avventuroso, la scrittura è scorrevole ma non compensa le prolisse descrizioni, non riesce a ripere le atmosfere dei precedenti, decisamente non è il migliore della Rice.

Aveva nevicato per tutto il giorno. Mentre calava l’oscurità, vicinissima e repentina, lui rimase fermo accanto alla finestra osservando dall’alto le minuscole figure in Central Park. Un perfetto alone di luce cadeva sulla neve sotto ogni lampione. Alcuni pattinatori scivolavano sul lago ghiacciato, benché lui non riuscisse a distinguerli con precisione. E le automobili arrancavano lente sulle strade buie.
Alla sua destra e alla sua sinistra era un affollarsi di grattacieli. Ma nulla si frapponeva tra lui e il parco, o meglio nulla se non una giungla di edifici più bassi, giardini pensili, massicce e ingombranti apparecchiature nere e talvolta persino tetti aguzzi.
Amava quel panorama; restava sempre stupito quando gli altri lo trovavano così insolito, quando un operaio venuto a riparare un macchinario dell’ufficio sosteneva di non aver mai visto New York così, prima. Peccato che non ci fosse una torre di marmo per tutti, che non ci fosse una serie di torri in cui chiunque potesse recarsi per guardare fuori da altezze diverse.
Prendi nota: Costruisci una serie di torri la cui unica funzione sia quella di essere parchi nel cielo aperti al pubblico. Usa tutti gli splendidi marmi che tanto ami. Forse lo avrebbe fatto quello stesso anno. Sì, molto probabilmente lo avrebbe fatto. E le biblioteche. Voleva crearne altre, il che avrebbe significato viaggiare. Ma avrebbe fatto ogni cosa, sì, e presto. Dopotutto, ormai i parchi erano quasi terminati e le piccole scuole erano state aperte in sette città. Le giostre erano state inaugurate in venti luoghi diversi. Certo, gli animali erano sintetici, ma ognuno di essi era una copia fedele e indistruttibile di un famoso capolavoro europeo intagliato a mano. La gente amava le giostre. Ma era giunto il momento per una miriade di nuovi progetti. L’inverno lo aveva sorpreso a sognare…


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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