Alessia Gazzola – L’Allieva

0

L’allieva è un romanzo di Alessia Gazzola, pubblicato nel 2011.
È il primo libro della serie con protagonista Alice Allevi, una pasticciona aspirante anatomopatologo all’Istituto di Medicina Legale di Roma.
Si tratta di miscela tra un medical thriller, un giallo classico ed una commedia dai toni rosa con un pizzico di chick lit.
Nel 2012 è uscito il prequel Sindrome da cuore in sospeso.

“Tutto cambia e bisogna adattarsi per non morire. E’ anche in questo che, per definizione, si concretizza l’intelligenza: nello spirito di adattamento, oltre che nella capacità di trovare soluzioni. Forse, la mia soluzione è lasciarmi tutto alle spalle. Bisogna imparare l’arte di dire addio alle cose e alle persone.”

Benvenuti nel grande Santuario delle Umiliazioni. Ossia l’istituto di medicina legale dove Alice Allevi fa di tutto per rovinare la propria carriera di specializzanda. Se è vero che gli amori non corrisposti sono i più strazianti, quello di Alice per la medicina legale li batte tutti.
Alice Allevi è una giovane specializzanda di medicina legale.
La sua vita è costellata di piccoli inferni quotidiani. Nell’istituto in cui lavora non è vista di buon occhio da quella volta in cui si incise per sbaglio un pollice nel tentativo di sezionare un bulbo oculare.
Da allora la direttrice l’ha presa di mira e Alice rischia di ripetere l’anno. In aggiunta a ciò deve anche tentare di capire se il suo collega e superiore Claudio, un belloccio dal ciuffo importante e con la faccia da tombeur de femmes, ha deciso o meno di aiutarla a superare i suoi piccoli problemi professionali, lasciando fuori le questioni sentimentali in cui lei ha così tanto talento nell’impelagarsi. Ha una coinquilina giapponese in Erasmus che sembra fuoriuscire da un manga e che la tiene sveglia per ricordarle che quando si è giovani si vive di notte.
In questa routine si inserisce un omicidio. Tutto normale per un istituto di medicina legale, se non fosse per il fatto che Alice ha conosciuto la vittima il giorno prima che morisse.
Si tratta di Giulia Valenti, figlia della buona borghesia romana, bella, chic e tossicodipendente.
Sembrerebbe ruotare tutto intorno a un cliché, ma Alice è convinta che ad un puzzle così ben congegnato manchi qualche tassello. Pare infatti che la ragazza non si fosse bucata da sola.
La morte di Giulia diventerà un’ossessione per Alice e, forse, l’occasione per un riscatto professionale.

Le recensioni che troverete su questo libro non hanno mezzi termini, o si ama o si odia, i cultori del thriller puro storcono il naso, mentre è molto apprezzato per chi ama un genere più leggero godendosi comunque un buon giallo, un giallo classico, anche il finale ricorda i finali di classici gialli alla Poirot o alla Jessica Fletcher.
Il libro è scorrevole, la protagonista risulta simpatica nella sua goffaggine, anche se molti potrebbero, a tratti,  trovarla irritante, come capita con molte eroine del genere chick lit.
Sapendo cosa ci si aspetta dal libro, risulta molto piacevole, consiglio la lettura di questo giallo fuori dagli schemi.

La Rai ha realizzato una fiction sui suoi romanzi che partirà il 27 settembre 2016. La serie è composta da 12 puntate, protagonista, nelle vesti di Alice, sarà Alessandra Mastronardi, insieme a Lino Guanciale che interpreterà Claudio Conforti, Dario Aita sarà Arthur e Martina Stella nei panni di Ambra.

Il sopralluogo

L’annuale party di beneficenza organizzato da quegli iperattivi di Pediatria mi ricorda puntualmente che, in qualità di specializzanda in Medicina legale, mi trovo – senza alcuna chance di progressione verticale all’ultimo gradino della catena alimentare della Medicina. Gli altri, ossia tutti gli altri medici, sono convinti di essere al vertice.
Imbevuti di maratone di E.R., hanno una percezione distorta della loro realtà professionale e nessuno si prende la briga di spiegare, per esempio, a uno sfigato qualunque di Pediatria che lui non ha niente a che vedere con George Clooney. Non che io abbia a che vedere con CSI, perché nel mio terrificante Istituto, il grande santuario dell’umiliazione intesa come sport, il ruolo dello specializzando, e il mio nella fattispecie, è considerato alla stregua della carta igienica. Anzi, peggio, perché almeno la carta igienica ha una qualche utilità. Non c’è possibilità che a una specializzanda del mio rango venga affidato un grosso caso di quelli che finiscono sui giornali.
Pertanto, irrisa dai colleghi che giocano al Dr House ed esclusa da quelli che si sentono protagonisti di un romanzo della Cornwell, non posso che considerarmi un’appendice vermiforme della Medicina legale.
Forse è per questo che, da sempre, il party di raccolta fondi per la ricerca contro le malattie neurologiche pediatriche è in assoluto la circostanza più rovinosa del mio anno solare.
La tentazione di darmi malata è veramente forte. Un’emicrania improvvisa, un attacco d’asma, una salmonellosi resistente all’Imodium. Tutti sanno, però, che alle feste si sparla sempre degli assenti e sinceramente non ci tengo a subire questo destino. Perciò, inutile tormentarsi: ci vuole una grossa dose di buona volontà – e di superalcolici – per sopportare la serata.
Forza, Alice. Saranno al più tre ore. Che cosa sono tre ore? Sempre meglio di una lezione della Wally sulle asfissie.
Di fronte all’ingresso la fuga mi tenta ancora, ma le resisto.
Nell’ampia sala, la voce suadente di Dusty Springfield canta The look oflove. Nella confusione – siamo tutti stretti come sardine – scorgo i miei colleghi d’Istituto che schiamazzano, fermi più che mai allo stadio di maturità psicoe-motiva dei liceali.
Ogni microcosmo lavorativo, come un alveare, ha la sua Ape Regina. Noi siamo fieri di avere Ambra Mirti Della Valle, e tutti i miei colleghi, in questo preciso momento, le orbitano attorno come i pianeti del sistema solare. Tutti tranne Lara Nardelli, che è l’unica, forse, a partecipare a questo party con un entusiasmo inferiore al mio. Lara e io abbiamo superato il concorso insieme e siamo colleghe di anno; anziché vivere una competizione che di fatto è nettamente a mio sfavore, abbiamo da sempre impostato il nostro rapporto sulla solidarietà e lei è probabilmente l’unica di cui mi fidi in Istituto. Lara mi sorride dolcemente e si avvicina porgendomi un piattino stracolmo di tartine. Porta i capelli rossicci, tinti maldestramente, raccolti in uno chignon malriuscito e ha un’aria annoiata che mi conforta. Entrambe osserviamo Ambra esibirsi in uno dei suoi migliori monologhi, incapace di cogliere la differenza tra l’essere frizzante e l’essere molesta.
Eppure, l’ecce homo del nostro Istituto sembra apprezzarla.
Claudio Conforti. Classe 1975, segno zodiacale leone, stato civile celibe. Bello, come James Franco nella pubblicità del profumo Gucci by Gucci. Stronzo -sicuramente l’uomo più stronzo che io conosca e, probabilmente, il più stronzo di tutto l’universo. Brillante – è l’acclamato genio dell’Istituto, il miglior allievo del Boss. Ha un curriculum leggendario ed è il paradigma del giovane universitario emergente che, dopo aver tanto unto, recentemente è passato dalla palude informe dei dottori di ricerca al rango di ricercatore.
I suoi occhi, di un intenso verde muschio con qualche pagliuzza dorata, esprimono uno stato di stabile inquietudine. Quando è stanco o affaticato, il sinistro diventa lievemente strabico, ma senza sciupare il quadro complessivo della sua notevole bellezza. È un volto già segnato dagli eccessi ma che, forse proprio per questo, emana un’indefinita aria di dissolutezza che è tutta sua e che secondo me costituisce la chiave del suo fascino. All’occorrenza uomo d’azione, ma per lo più carattere di tipo speculativo-contemplativo, Claudio in Istituto è adorato da tutti perché efficiente e di rappresentanza, ed è adorato da me in maniera particolare perché, sin da quando ho avuto la fortuna di iniziare questo lungo e tormentato percorso professionale, costituisce il mio punto di riferimento assoluto nel mare d’indifferenza e di anarchia che è il tessuto socio-didattico dell’Istituto.
L’Istituto di medicina legale – quello in cui io lavoro – è un luogo deputato principalmente all’attività necroscopica e marginalmente a quella di ricerca universitaria. A tale struttura, resa agghiacciante non tanto da ciò che avviene al suo interno quanto dai membri che la popolano, il neolaureato in Medicina e chirurgia accede mediante accurata selezione per titoli e a seguito di un doppio esame scritto, superato il quale, infine, fa il suo ingresso in questo territorio ostico e nefasto, la cui gerarchia è semplice da riassumere.
Al vertice c’è quello che tutti, me compresa, chiamano semplicemente «il Boss». 11 Anche se, dentro di me, a volte lo ribattezzo in un altro modo, nell’unico modo che mi sembra adatto alla sua statura professionale: «il Supremo». Il Boss è una creatura divenuta ormai leggendaria nell’ambiente medico legale. Anzi, lui è la Medicina legale e se c’è un caso intricato, si può star certi che l’ultima parola è la sua.
Immediatamente al di sotto, una serie di elementi variegati e per lo più mal assortiti, uno peggiore dell’altro quanto a capacità di vessazione; su tutti si erge la Wally, un personaggio il cui credo è riassumibile in un unico teorema: «il tuo pensiero è libero, ovviamente fino a quando non decido io».
Tra gli altri, a suo modo e per particolari talenti, spicca il dottor Giorgio Anceschi, un uomo dalle mille virtù ma troppo debole di carattere per farsi spazio in questa giungla di guerriglieri andini col coltello tra i denti.


Condividi articolo

Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

Scrivi un commento