Marc Levy – La prima stella della notte

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Nel 2010 è uscito in Italia questo libro di Marc Levy La prima stella della notte che ci trasporta in uno straordinario e appassionante viaggio entro e oltre i confini dell’umana conoscenza, per scoprire che l’amore è l’ultima e la più pericolosa avventura.

“Vi è una leggenda secondo la quale il bambino nel ventre della madre consosce tutto sul mistero della creazione, dall’origine del mondo fino alla fine dei tempi. Alla nascita, un messaggero passa sulla culla e gli posa un dito sulle labbra affinché non sveli mai il segreto che gli è stato affidato, il segreto della vita…”

Ritornano Adrian e Keira i protagonisti del “Il primo giorno
Com’era il cielo stellato 400 milioni di anni fa?
L’archeologa Keira e l’astronomo Adrian si sono conosciuti, e innamorati, cercando una risposta a questa domanda. Insieme, i due hanno viaggiato in tutto il mondo sulle tracce di un antico manufatto in grado di riflettere il cielo stellato come appariva milioni di anni fa. Un oggetto prezioso e pericolosissimo, la cui scoperta porterebbe alla luce verità sconvolgenti che molti non vorrebbero mai vedere svelate.
Sulle tracce dei pezzi perduti di un monile antichissimo, su cui è rimasta magicamente impressa l’immagine di quel cielo, i due hanno vissuto avventure incredibili e sempre più pericolose.

Il nostro destino è scritto nelle stelle. E Adrian, astronomo all’osservatorio di Atacama, in Cile, le scruta ogni notte in cerca delle risposte agli interrogativi che affollano la sua mente di scienziato. Ma la domanda che più di ogni altra lo tormenta è che fine abbia fatto Keira, la giovane archeologa che ha rapito il suo cuore.
Così, quando un misterioso informatore gli fa recapitare una fotografia di Keira nel monastero-prigione di Garther, Adrian non esita a partire alla volta delle sconfinate pianure alle pendici dell’Himalaya, deciso a portarla via con sé. Ma ritrovare Keira è solo l’inizio di un’avventura che, dagli altipiani etiopi ai laghi ghiacciati degli Urali, potrebbe condurli a realizzare il loro sogno: sciogliere il millenario enigma che circonda l’origine dell’umanità.

Un bel libro, una prova di bravura per l’autore che riuscito a regalare una storia emozionante, piena d’avventura, quel pizzico di romanticismo che non guasta mai un pizzico di romanticismo che non guasta mai ed un finale a sorpresa da restare a bocca aperta.

La-prima-stella-della-notte 3Mi chiamo Walter Glencorse e sono l’amministratore della Royal Academy di Londra. Ho conosciuto Adrian poco meno di un anno fa, quando è stato rimpatriato d’urgenza in Inghilterra dal sito astronomico di Atacama, in Cile, dove scrutava il cielo in cerca della stella originale.
Adrian è un astrofisico di grande talento e in questi mesi siamo diventati buoni amici.
Lui aveva un unico sogno: proseguire le sue ricerche sull’origine dell’universo, mentre io tentavo invano di far quadrare un bilancio disastroso. L’ho convinto così a partecipare a un concorso organizzato da una fondazione scientifica, che metteva in palio una ricchissima borsa di studio.
Lavorando alla presentazione del suo progetto per settimane intere, abbiamo finito per affezionarci l’uno all’altro. Ma ho già detto che siamo amici, non è vero?
Il primo posto, purtroppo per noi, se l’è aggiudicato una giovane francese, una paleontologa grintosa e determinata. Era impegnata in uno scavo nella valle dell’Omo, in Etiopia, quando una tempesta di sabbia aveva distrutto il suo campo costringendola a far ritorno in patria.
La sera in cui tutto è cominciato, anche lei si trovava a Londra: sperava di vincere la borsa di studio in modo da poter riprendere in Africa le sue ricerche sull’origine dell’umanità.
Ma i casi della vita sono strani: Adrian conosceva già Keira, avevano vissuto un’intensa estate di passione, ma da allora non si erano più rivisti.
Passarono quella notte insieme, lei festeggiando la vittoria, lui il fallimento. Keira se ne andò la mattina dopo, lasciando in regalo a Adrian il ricordo ravvivato del loro amore di gioventù e uno strano ciondolo proveniente dall’Africa: una specie di pietra trovata nel cratere di un vulcano da Harry, un ragazzino etiope che Keira aveva quasi adottato, perdendone poi le tracce prima di lasciare l’Africa.
Durante un temporale notturno Adrian scoprì che il ciondolo aveva strane proprietà: quando una fonte intensa di luce — un fulmine, per esempio — lo attraversava, proiettava milioni di puntini luminosi.
Adrian non tardò a rendersi conto di un fatto ancor più singolare, per non dire incredibile: quei punti corrispondevano a una mappa della volta celeste, e per di più non a una porzione qualsiasi, ma a un preciso frammento del cielo, un’immagine delle stelle tali e quali erano sopra la Terra quattrocento milioni di anni fa.
Dopo aver fatto questa scoperta straordinaria, Adrian decise di raggiungere Keira nella valle dell’Omo.
I due, tuttavia, non erano gli unici a nutrire interesse per quella particolare pietra. Durante un soggiorno a Parigi, in visita dalla sorella, Keira aveva conosciuto un vecchio professore di antropologia, un certo Ivory. Quest’uomo mi contattò e riuscì a convincermi — lo confesso, nella maniera più bieca — a incoraggiare Adrian nelle sue ricerche.
In cambio della collaborazione, mi consegnò una piccola somma di denaro e promise che se Adrian e Keira avessero portato a termine il lavoro avrebbe fatto una generosa donazione alla Royal Academy. Accettai l’accordo. All’epoca ignoravo che Adrian e Keira avessero alle calcagna un’organizzazione segreta che, al contrario di Ivory, era ferocemente determinata a impedire loro di sciogliere l’enigma e di trovare i frammenti in grado di completare il ciondolo.
Adrian e Keira, indirizzati dal vecchio professore, scoprirono infatti ben presto che la pietra rinvenuta nell’antico vulcano non era unica nel suo genere: dovevano essercene altre quattro o cinque disperse per il pianeta, e loro volevano trovarle.
Questa ricerca li portò dall’Africa alla Germania, dalla Germania all’Inghilterra, dall’Inghilterra al confine con il Tibet; poi, volando clandestinamente sulla Birmania, raggiunsero l’arcipelago delle Andamane. Qui, sull’isola di Narcondam, Keira raccolse una seconda pietra del tutto simile a quella africana.
I due frammenti, quando furono riuniti, rivelarono nuove e stupefacenti proprietà: si attrassero come due calamite, divennero di un blu molto intenso e sprigionarono miriadi di scintille. Adrian e Keira, elettrizzati per questo passo avanti nella loro ricerca, si recarono in Cina, malgrado gli avvertimenti e le minacce rivolte loro dall’organizzazione segreta, i cui membri avevano tutti il nome in codice di una città.
Uno di essi, il lord inglese Sir Ashton, decise infine di agire per conto suo e fermare una volta per sempre Adrian e Keira.
E io, cosa ho fatto? Perché non ho capito, quando un prete è stato assassinato sotto i nostri occhi? Perché non mi sono reso conto della gravità della situazione? Perché non ho detto al professor Ivory che non ero più disposto a continuare? Come ho potuto non avvertire Adrian che quel vecchio lo stava manipolando… proprio io, che sostengo di essere suo amico.
Lasciando la Cina, Adrian e Keira furono vittime di un terribile attentato. Lungo una strada di montagna, un’auto fece precipitare giù da un dirupo la loro 4×4, che andò a finire nelle acque del Fiume Giallo. Adrian fu tratto in salvo da alcuni monaci che erano lì al momento dell’incidente, mentre il corpo di Keira non venne ritrovato.
Una volta rimpatriato, dopo la convalescenza, Adrian non tornò al lavoro. Distrutto dalla perdita di Keira, si rifugiò nella casa d’infanzia sull’isoletta greca di Hydra (è di padre inglese e madre greca).
Trascorsero tre mesi. Mentre lui soffriva per la perdita della sua amata, io mordevo il freno, roso dai sensi di colpa, finché un giorno ricevetti presso la Royal Academy un pacco indirizzato a lui. Proveniva dalla Cina ed era privo di mittente.
Lo aprii e al suo interno c’erano gli oggetti che lui e Keira avevano lasciato in un monastero e una serie di fotografie in cui riconobbi subito la giovane paleontologa. Sulla fronte aveva una strana cicatrice di cui non ricordavo l’esistenza. Ne parlai a Ivory, il quale riuscì a convincermi che si trattava di una prova del fatto che forse Keira era ancora viva.
Mi sono ripetuto almeno cento volte di tacere, di lasciare in pace Adrian. Ma come nascondergli una notizia del genere?
Sono andato a Hydra e, di nuovo per colpa mia, Adrian è ripartito, pieno di speranza, alla volta di Pechino.
Scrivo queste righe con l’intenzione di consegnarle un giorno a Adrian, confessandogli la mia colpa. Ogni sera prego che possa leggerle e perdonarmi per il male che gli ho fatto.

Atene, 25 settembre
Walter Glencorse
Amministratore della Royal Academy di Sua Maestà.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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