John Grisham – L’uomo della pioggia

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L’uomo della pioggia è un romanzo scritto nel 1995 dal principale autore di legal thriller John Grisham. Nel gergo degli uomini di legge, “l’uomo della pioggia” è l’avvocato che procaccia le cause più ricche, quelle che producono i profitti più alti e in una storia di forte suspence un giovane avvocato animato da grani ideali cerca di farsi strada nel mondo giudiziario.

“Il mio appartamento è uno scalcinato buco di due stanze al primo piano di un edificio cadente chiamato The Hampton: duecentosettantacinque dollari al mese, che di rado pago puntualmente. È a un isolato da una via molto trafficata e a più di un chilometro e mezzo dal campus. È stato la mia casa per quasi tre anni. Ultimamente ho pensato spesso di filarmela nel cuore della notte e di cercare di negoziare per gli arretrati un pagamento rateale nei prossimi dodici mesi.”

Negli ultimi mesi di law school, un giovane studente, Rudy Bailor, viene incaricato di fornire assistenza legale gratuita a un gruppo di anziani. E qui che incontra i suoi primi clienti e si imbatte, quasi per caso, in quello che sembra essere uno dei più clamorosi casi di frode assicurativa. Un caso che, se concluso vittoriosamente, farebbe la fortuna di qualsiasi studio legale, trasformando l’avvocato vincente in un ”uomo della pioggia”, una definizione che nel gergo degli studi legali indica chi genera i profitti più alti, portando i clienti più ricchi e le cause più remunerative. Senza un soldo, senza essere ancora abilitato alla professione, Rudy si trova così al centro di un implacabile scontro con uno dei più abili legali d’America e con gli interessi di una delle sue più potenti compagnie. Una storia di intrighi e di corruzione dal ritmo incalzante e ricca di humour.

“Sopravvivo alla notte senza essere arrestato, ma anche senza dormire molto. A un certo momento, fra le cinque e le sei, mi arrendo ai pensieri confusi che mi turbinano nella mente e mi alzo. Nelle ultime quarantott’ore non ne ho dormite neppure quattro.
Il numero telefonico è nell’elenco abbonati, e lo compongo alle sei meno cinque. Sono arrivato alla seconda tazza di caffè. Sento dieci squilli prima che una voce assonnata dica: «Pronto».”

Le recensioni sono molto positive, la lettura è piacevole e anche se ci sono molti termini legali non annoia il lettore, anzi lo coinvolge anche attraverso i suoi personaggi sempre ben approfonditi.

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La mia decisione di fare l’avvocato diventò irrevocabile quando mi resi conto che mio padre odiava gli avvocati. Ero un adolescente goffo, imbarazzato dalla mia goffaggine, frustrato nei confronti della vita, terrorizzato dalla pubertà e in procinto di venire spedito da mio padre in una scuola militare per insubordinazione. Era un ex marine, convinto che i ragazzi andassero tirati su a frustate. Io avevo dimostrato di avere la lingua svelta e una certa avversione per la disciplina, e la sua soluzione fu mandarmi via.
Passarono anni prima che lo perdonassi.
Era anche ingegnere e lavorava settanta ore la settimana per una società che, fra le altre cose, fabbricava scale a pioli. Dato che le scale sono per natura pericolose, la società era spesso il bersaglio di cause per danni. E siccome lui si occupava della progettazione, veniva scelto abitualmente per sostenere le ragioni della società nelle testimonianze e nei processi. Non posso dargli torto se odiava gli avvocati; ma io avevo finito per ammirarli perché gli rovinavano l’esistenza. Passava otto ore a battersi con loro, poi si buttava sui martini non appena rincasava. Niente saluti. Niente abbracci. Niente cena. Soltanto un’ora di sfoghi stizziti mentre tracannava quattro martini e finiva per addormentarsi sulla poltrona malandata. Una causa durò tre settimane e quando si concluse con la condanna della società al pagamento di un cospicuo risarcimento, mia madre chiamò un medico, e nascosero mio padre in ospedale per un mese.
Più tardi la società fallì, e naturalmente tutta la colpa era degli avvocati.
Non sentii ammettere neppure una volta che forse una gestione sbagliata poteva aver contribuito al fallimento.
I liquori diventarono la vita di mio padre, e lui diventò depresso. Per anni e anni non trovò un lavoro fisso, e questo mi mandava in bestia perché ero costretto a servire ai tavoli e a consegnare pizze a domicilio per pagarmi il college. Credo di aver parlato con lui non più di due volte nei quattro anni del diploma. Il giorno dopo aver saputo che ero stato accettato alla facoltà di legge, tornai a casa tutto orgoglioso e diedi la grande notizia.

Nel 1997 dal romanzo è stato tratto un film L’uomo della pioggia, regia di Francis Ford Coppola. Con Matt Damon, Danny DeVito, Claire Danes, Jon Voight, Mary Kay Place.
Appena laureatosi in giurisprudenza, Rudy Baylor, si scontra subito con la realtà dei fatti. Il bisogno di lavorare lo porta a cercare clienti e casi legali ovunque sia possibile. Ma ciò significa frequentare tipi di dubbia fama per sbarcare il lunario mentre, allo stesso tempo, vuole combattere le ingiustizie di un sistema che favorisce i ricchi e i potenti. Rudy viene assunto da Bruiser Stone, avvocato legato alla criminalità. Qui conosce Deck Shifflet, che non ha mai superato l’esame di ammissione ma che conosce tutti i retroscena del sistema. Con lui entra in contatto con Dot Black, una donna il cui figlio sta morendo di leucemia e al quale l’assicurazione non vuole riconosce alcuna indennità per le cure. Rudy comincia a seguire il caso in prima persona, poi, convinto da Deck, lascia lo studio di Bruiser. I due si mettono in proprio e decidono di andare a fondo in quello che è l’unico caso che hanno per le mani. Si tratta di sfidare la Great Benefit, una delle più grandi società d’assicurazione, rappresentata dal famoso avvocato Leo F. Drummond. Mentre in ospedale conosce e comincia a proteggere Kelly Riker, una ragazza violentata dal marito, Rudy va avanti e, aiutato dalla comprensione di Tyrone Kipler, giudice di colore, porta in tribunale la compagnia. L’abilità di Drummond sembra far prevalere le ragioni del più forte, ma, dopo l’interrogatorio di Wilfried Keeley, amministratore delegato, Rudy riequilibra la situazione facendo vedere una confessione filmata del ragazzo morente. La giuria condanna la Great Benefit, ma la multa è così pesante (50 milioni di dollari) che la società fallisce.

 


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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