John Grisham – Il Socio

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Il Socio è un romanzo di John Grisham, un legal thriller pubblicato nel 1991, best seller internazionale che ha dato la popolarità allo scrittore e che ha dato il via al fortunato genere del “legal thriller”.

La storia di un prestigiosa società legale americana governata dalla mafia.
Una laurea ad Harvard e un contratto da favola con un prestigioso studio legale di Memphis. Per Mitchell McDeere e sua moglie Abby il futuro non potrebbe essere più roseo. Tutto perfetto, insomma. All’apparenza. Peccato che l’Fbi pretenda proprio da lui le prove dei loschi affari che lo studio Bendini, Lambert & Locke gestisce per conto della mafia. E peccato anche che i soci anziani del suddetto studio abbiano la pessima abitudine di far eliminare i collaboratori infedeli. Tallonato dall’Fbi, minacciato dalla mafia, Mitchell è in trappola. A meno che non riesca a mettere in atto la più formidabile delle beffe.

 

Il successo di questo libro è tutto meritato, ai tempi fu proprio una ventata di nuovo, il legal thriller diventò un genere di moda, che pochi sono riusciti degnamente a replicare. Oggi il libro è sempre attuale, anche senza la tecnologia dei nostri tempi, un libro che non vi deluderà, carico di contenuti, un ritmo serrato, colpi di scena, il tutto legato da una scrittura superba e con un finale brillante.

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Il socio anziano studiò il curriculum per la centesima volta e per la centesima volta non trovò niente da eccepire riguardo a Mitchell Y. McDeere, almeno sulla carta. Aveva intelligenza, ambizione, bell’aspetto. Ed era affamato: doveva esserlo per forza, con quei precedenti. Era sposato, come d’obbligo. Lo studio legale non aveva mai assunto un avvocato scapolo e disapprovava energicamente il divorzio, il correre dietro alle donne e l’abitudine all’alcol. Il contratto prevedeva un controllo antidroga. Era specializzato in diritto amministrativo, aveva superato l’esame di abilitazione al primo tentativo e aspirava a diventare avvocato fiscalista, il che era ovviamente un requisito importante per uno studio legale specializzato in questioni fiscali. Era bianco e lo studio non aveva mai assunto un negro: riusciva a mantenersi molto riservato ed esclusivo perché non sollecitava mai le richieste di impiego. Altri studi lo facevano e assumevano i negri. Questo, invece, acquisiva soci e restava tutto bianco. Inoltre, la sede era a Memphis, figurarsi, e i negri più qualificati volevano andare a lavorare a New York, Washington o Chicago. McDeere era maschio, e nello studio non c’erano donne. Quell’errore era stato commesso una sola volta a metà degli anni Cinquanta quando avevano preso come socio il primo in graduatoria dei laureati di Harvard, che era appunto una donna e una vera maga in fatto di problemi fiscali. Aveva resistito per quattro anni turbolenti ed era morta in un incidente d’auto.
Sulla carta McDeere sembrava promettente. Rappresentava per loro la migliore opportunità. Anzi, per quell’anno non c’erano altri possibili candidati. L’elenco era brevissimo: o McDeere o nessuno.
Il socio dirigente, Royce McKnight, studiava un dossier intestato “Mitchell Y. McDeere – Harvard”. Era un fascicolo spesso un paio di centimetri, con rapporti a caratteri minutissimi e poche fotografie, ed era stato preparato da certi ex agenti della CIA che lavoravano in un’agenzia di informazioni privata con sede a Bethesda. Erano clienti dello studio e ogni anno effettuavano le indagini senza presentare il conto. Era un lavoro facilissimo, dicevano, controllare gli ignari studenti di legge. Avevano scoperto, per esempio, che McDeere avrebbe preferito lasciare il nordest, che aveva tre offerte di lavoro, due a New York e una a Chicago, e che la più alta era di 76.000 dollari, la più bassa 68.000. Era piuttosto richiesto. Durante il secondo anno di università gli era stata data la possibilità di barare all’esame sui titoli pubblici. Aveva rifiutato e aveva preso il voto più alto del suo corso. Due mesi prima gli avevano offerto la cocaina in una festa di studenti. Aveva detto di no e quando tutti avevano cominciato a sniffare se n’era andato. Ogni tanto beveva una birra, ma bere costava e lui non aveva soldi. Aveva un debito di circa 23.000 dollari con il fondo prestiti riservato agli studenti. Era affamato.
Royce McKnight sfogliò il dossier e sorrise. McDeere era l’uomo per loro.

Il libro ha ispirato l’omonimo successo cinematografico “Il socio” del 1993, diretto da un grande Sidney Pollack, una trama che non fa acqua da nessuna parte, per un cast di primissimo livello ed un Tom Cruise piuttosto giovane, ma pefetto. Bellissime le interpretazioni di Hackman e della Jane.

 

 

 


Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

2 commenti

  1. Avatar

    Questo è a mio giudizio il miglior risultato cinematografico tratto da un romanzo di Grisham.
    Holly Hunter era candidata all'Oscar per questo film, e quale migliore occasione, la pausa caffè, per votare gli Oscar del relativo Torneo???
    Sei quindi ufficialmente invitato a votare i premi di “denoaltri” blogger, con le candidature dell’Academy ma anche altre categorie.
    Il link è questo:
    http://iltorneodeglioscar.blogspot.com/2009/12/le-nomination-del-1994.html
    Se vuoi solo dare i voti per questo film, e non partecipare al resto delle votazioni, puoi darmi l'ok commentando qui.

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