John Grisham – Il momento di uccidere

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Il momento di uccidere è il primo romanzo di John Grisham, è un legal thriller tipico di questo autore, si svolge nello stato del Mississipi nella Ford County intorno agli anni ottanta.

“La toga nera di Bullard era appesa nell’angolo accanto alla finestra cheguardava verso nord in Washington Street. I suoi piedi calzavano scarpe da jogging che sfioravano appena il pavimento. Era un ometto nervoso che si preoccupava per le udienze preliminari e per tutte le udienze di routine.”

Una bambina nera viene violentata da due balordi bianchi che poi tentano di ucciderla. Vengono subito catturati ma il padre della bambina, per vendetta ma anche per il timore che una giuria bianca possa scarcerarli li uccide selvaggiamente davanti a numerosi testimoni all’interno del tribunale. Omicidio o esecuzione? Vendetta o giustizia? Il caso infiamma gli Stati Uniti. Per dieci giorni, in un tribunale del profondo Sud americano, si discute la colpevolezza di un uomo, il colore della sua pelle, la sua rabbia senza tempo. Affrontando i grandi temi della legge e del castigo, del razzismo e del potere, John Grisham porta alla luce l’inestricabile groviglio di bene e di male che c’è nel cuore degli uomini.

“Ma aveva importanza, sicuro. Certi possibili giurati erano bianchi, altri erano neri. Dal punto di vista delle percentuali, nella Ford County c’erano più bianchi che nelle altre contee circostanti. Jake preferiva i giurati neri, soprattutto nei processi penali e soprattutto quando era un nero anche l’imputato.”

Un bel libro, più legal che thriller, una storia intrigante che riesce a districarsi bene tra le complesse tematiche del rapporto neri e bianchi nel sud America. Forse non è il suo miglior libro, ma vale la pena leggerlo.

Billy Ray Cobb era il più giovane e il più piccolo dei due teppisti. A ventitré anni ne aveva già passati tre nel penitenziario di Parchman. Possesso di droga a scopo di spaccio. Era un piccolo punk, magro e ossuto, sopravvissuto in carcere grazie a un puntuale rifornimento di droghe da vendere o magari regalare ai negri e alle guardie in cambio di protezione.
Nell’anno passato dal rilascio aveva continuato a prosperare, e il suo piccolo traffico di stupefacenti l’aveva innalzato alla posizione di uno dei malavitosi più ricchi della Ford County. Era un uomo d’affari, con dipendenti, impegni, accordi… tutto, tranne le tasse. Alla concessionaria della Ford di Clanton era conosciuto come l’ultimo che, in tempi recenti, aveva pagato in contanti un camioncino nuovo. Sedicimila dollari, tutti e subito, per un pickup giallo canarino con quattro ruote motrici, una fuoriserie di gran lusso. I cerchioni cromati e le gomme da gara li aveva ottenuti in una transazione d’affari. La bandiera dei ribelli della Confederazione appesa al lunotto posteriore era stata rubata da Cobb a un ragazzo ubriaco d’una lega studentesca
durante una partita di football dell’Ole Miss. Il pickup era la cosa più preziosa che Billy Ray possedesse. Adesso era seduto sulla sponda posteriore e fumava uno spinello mentre guardava l’amico Willard che se la spassava con la negretta.
Willard aveva quattro anni più di Cobb ma, dal grado di maturità, ne dimostrava una dozzina di meno. Era generalmente un tipo innocuo, che non aveva mai avuto guai seri ma neppure un lavoro serio. Magari qualche scazzottata e una notte in guardina, ma niente di più. Diceva d’essere un taglialegna, ma quasi sempre i dolori alla schiena lo tenevano lontano dalle foreste. S’era fatto male quando lavorava su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, e l’azienda gli aveva pagato un risarcimento cospicuo, che aveva perso totalmente quando l’ex moglie l’aveva ripulito. La sua vocazione principale era fare il dipendente part-time di Billy Ray Cobb, che non pagava molto ma non lesinava sulla droga. Per la prima volta dopo tanti anni Willard riusciva sempre a mettere le mani sulla roba. E ne aveva bisogno, da quando s’era fatto male alla schiena.
La bambina aveva dieci anni ed era piccola per la sua età. Stava appoggiata sui gomiti, bloccati con una corda di nylon gialla. Le gambe erano allargate in modo esagerato, con il piede destro legato a una giovane quercia, il sinistro al paletto storto e marcio di una recinzione abbandonata. La corda aveva tagliato la carne delle caviglie e il sangue le scorreva fra le gambe. Il viso era insanguinato e gonfio, un occhio tumefatto e chiuso, l’altro semiaperto che le permetteva di vedere l’altro bianco seduto sul camioncino. Non guardava l’uomo che le stava sopra e ansimava, sudava e bestemmiava. Le faceva male.
Quando l’uomo ebbe finito le diede una sberla e rise, e anche l’altro rise. Cominciarono a ridere ancora più forte e si rotolarono sull’erba accanto al camioncino, come due pazzi, gridando e continuando a sghignazzare. La bambina girò la testa dall’altra parte e pianse sommessamente, cercando di non farsi sentire. Poco prima l’avevano schiaffeggiata perché piangeva e urlava. Avevano promesso di ucciderla se non fosse stata zitta.
I due si stancarono di ridere e si issarono sul cassone. Willard si pulì con la camicia della negretta, ormai intrisa di sangue e di sudore. Cobb gli passò una birra fredda presa dal frigorifero e notò che l’aria era molto umida.
Guardarono la bambina che singhiozzava e si lasciava sfuggire strani suoni soffocati, fino a che stette zitta. La lattina di birra di Cobb era semivuota, e non era più fredda. La scagliò contro la bambina. La lattina la colpì allo stomaco, la spruzzò di spuma bianca, poi rotolò in terra accanto ad altre lattine, tutte uscite dallo stesso frigorifero. Una ad una le avevano tirato addosso tutte le lattine di due confezioni da sei e avevano riso. Willard faticava a centrarla, ma Cobb era abbastanza preciso. Non erano tipi da sprecare la birra, ma le lattine più pesanti colpivano meglio e poi era divertente vedere la spuma che schizzava dappertutto.
La birra tiepida si mescolò al sangue scuro, scorse lungo il viso e il collo della bambina e formò una pozza dietro la testa. Lei non si mosse.

Il momento di uccidereNel 1996 ne è stato tratto anche un film Il momento di uccidere, regia di Joel Schumacher, con Sandra Bullock, Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson, Kevin Spacey, Chris Cooper.


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Autore

Ketty

Appassionata di tutto e di niente, cerca quotidianamente di combattere la sindrome da "Nessuna ne fa e cento ne pensa". Non essendo ancora riuscita a scoprire cosa farà da grande, non le resta che provare ... un giorno scoprirà il suo talento!

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